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Cronaca internazionale

L’agente eroe di Cracovia e il “tourniquet”. Cos’è il laccio emostatico che ha usato dopo gli spari

Nei video, l’agente è ripreso tamponarsi le ferite al torace. Si tratta di una dotazione standard delle forze Nato, incluse le nostre forze armate

Il poliziotto "eroe" Jakub Kulik mentre si tampona le ferite dopo aver fermato l'attentatore di Cracovia
Il poliziotto "eroe" Jakub Kulik mentre si tampona le ferite dopo aver fermato l'attentatore di Cracovia

Jakub Kulik, l’agente eroe che ha fermato l’autore della sparatoria a Cracovia, lotta tra la vita e la morte. Prima di riuscire a neutralizzare l’attentatore, Michał Oksiński, Kulik è stato colpito da tre proiettili al torace che gli hanno compromesso un polmone. La sua situazione è talmente critica che il ministro della Giustizia polacco Waldemar Żurek ha lanciato un appello a recarsi a donare sangue AB Rh+ per aiutarlo.

I colpi ricevuti da Kulik avrebbero potuto essere fatali per chiunque. A tenere in vita l’agente prima dell’arrivo dei soccorsi è stato con ogni probabilità l’addestramento da ex paracadutista militare che comprende la preparazione anche al primo soccorso tattico sotto fuoco. Tra le pratiche è compreso anche l’utilizzo di dispositivi medici per contenere gravi perdite di sangue. Nelle riprese video circolate nelle ultime ore, si vede l’agente presumibilmente intento a tamponare le ferite ricevute.

Sebbene le immagini non siano molto nitide, la forma dell’oggetto in mano a Kulik appare simile al laccio emostatico tourniquet, studiato per l’auto-soccorso e per essere applicato anche con una mano sola. Si tratta di un dispositivo medico presente nell’equipaggiamento standard di primo soccorso delle forze armate NATO, comprese quelle italiane. Tutti i militari italiani appartenenti all’Esercito, alla Marina, all’Aeronautica e ai Carabinieri lo hanno in dotazione all’interno dell’IFAK (Individual First Aid Kit), per il quale vengono formati sia in fase di addestramento che nei contesti operativi. Si tratta di un equipaggiamento conforme al protocollo internazionale di primo soccorso utilizzato nella medicina tattica militare noto come M.A.R.C.H. Nel dettaglio, l’acronimo indica le priorità di intervento secondo l’ordine di gravità di ciò che uccide più rapidamente: emorragie massive, vie aeree, respirazione, circolazione, ipotermia e trauma cranico. In caso di ferite agli arti, il laccio emostatico arterioso è una delle soluzioni più immediate in caso di emergenza. Si tratta però di una strada temporanea da utilizzare per un periodo limitato di tempo (poche ore al massimo) in attesa dei soccorsi. Infatti un laccio emostatico blocca il flusso sanguigno anche ai vasi non compromessi e un’interruzione prolungata potrebbe causare un‘ischemia all’arto. Come però confermato da Stefano Paoloni, segretario generale sindacato autonomo di Polizia (SAP), solo i reparti dei NOCS hanno in dotazione il kit comprensivo di laccio emostatico, sebbene non si tratti dello stesso modello in dotazione ai militari. Gli agenti in servizio di pattuglia hanno invece un semplice kit di primo soccorso a bordo delle volanti.

Nonostante sia il dispositivo più noto in caso di emorragie, il laccio emostatico è utilizzabile soltanto in presenza di ferite agli arti. Nel caso di colpi di arma da fuoco al torace il rischio di emorragie è elevato, ma nell’immediatezza il pericolo maggiore è un collasso del polmone. Questo può avvenire quando l’aria esterna entra attraverso il corpo direttamente nella cavità toracica aumentando la pressione sul polmone: si tratta quindi di un pneumotorace. In questi casi bisogna cercare di impedire l’ingresso dell’aria, tamponando i fori di entrata con fasce o garze in attesa dell’arrivo dei soccorsi. Con ogni probabilità Kulik conosceva i pericoli di un pneumotorace dal suo addestramento: di conseguenza le riprese potrebbero aver colto il momento esatto in cui applica una fascia di qualche tipo al torace.

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