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La stanza di Feltri

Ecologisti e fannulloni

I giovani italiani hanno scoperto una nuova forma di ambientalismo: quella praticata comodamente dall’estero

Attivisti del Movimento NO Tav lasciano il campeggio non autoizzato di Venaus - Venaus, Torino, Italia. Domenica , 02 Agosto , 2026. News (Photo by Marco Alpozzi/Lapresse) Activists from the No Tav movement leave the unauthorized campsite in Venaus - Sunday , August 2, 2026. News (Photo by Marco Alpozzi/Lapresse)

Buongiorno vero che «l’erba del vicino è sempre più verde» ma possibile che molti giovani siano contro il nucleare, contro la TAV, contro i tunnel e contro i ponti e poi scappano dal l’Italia per andare in paesi dove trovano tutto ciò? Non riusciamo a capire se per un malinteso senso di ecosostenibilità o altro sembra che ogni iniziativa verso il progresso sia sempre in qualche modo osteggiata o vista come negativa per l’ambiente salvo poi esaltarne le virtù all’estero. In questo modo infrastrutture e politiche energetiche sono ferme da anni anche grazie a coloro, i giovani, che dovrebbero averle più a cuore.

Luca Testera Pardi

Caro amico, ha perfettamente ragione. I giovani italiani hanno scoperto una nuova forma di ambientalismo: quella praticata comodamente dall’estero, possibilmente con un reattore nucleare a portata di mano, un treno ad alta velocità sotto casa e un ponte che consenta di attraversare un fiume senza dover chiedere un miracolo alla Madonna. In Italia, invece, siamo diventati tutti ingegneri, geologi, climatologi e talvolta rabdomanti. Basta annunciare un’opera pubblica e spuntano comitati, proteste, ricorsi, manifestazioni e cartelli con scritto «Giù le mani dalla natura». Poi, appena si mette piede in Francia, Svizzera o Germania, si scopre che il progresso non è affatto una bestemmia e che le infrastrutture non crescono sugli alberi, ma si costruiscono. Il nucleare? Pericolosissimo. Salvo importare allegramente energia prodotta dalle centrali nucleari altrui. La TAV? Uno scempio ambientale. Ma se il treno veloce parte da Parigi, allora diventa una meraviglia della civiltà. I tunnel? Da evitare. I ponti? Meglio di no. Vorremmo un Paese moderno, purché la modernità venga realizzata oltre confine e possibilmente pagata da qualcun altro. Il problema è che abbiamo trasformato la tutela dell’ambiente in una religione laica nella quale il progresso è il demonio e il comitato di quartiere il suo esorcista. L’ambiente va rispettato, ma rispettarlo non significa imbalsamare il Paese e condannarlo all’età della diligenza. Ai giovani, poi, rivolgerei una domanda: se cercate opportunità, stipendi migliori, trasporti efficienti ed energia sicura, perché vi scandalizzate quando qualcuno propone di costruire proprio ciò che rende possibili queste cose? Fuggire dall’Italia per trovare all’estero ciò che in Italia si impedisce di realizzare è una forma di patriottismo piuttosto curiosa. Ecco, forse prima di salvare il pianeta dovremmo provare a salvare un po’ di buon senso. Quello, purtroppo, non si importa nemmeno dalla Francia.

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