L’artista Ruth Patir esporrà la sua opera “(M)otherland” presso il Jewish Museum di New York dal 18 dicembre al 7 giugno. L’installazione video era stata ideata per il Padiglione israeliano alla Biennale Arte di Venezia del 2024 che, però, rimase chiuso per volontà di Patir in segno di protesta contro la guerra di Israele nella Striscia di Gaza.
L’opera avrebbe dovuto far parte della Biennale di Venezia del 2024, ma dopo la richiesta di migliaia di artisti di escludere Israele dalla manifestazione, Patir aveva scelto di non aprire il padiglione al pubblico. L’artista nativa di New York e residente a Tel Aviv aveva annunciato che il padiglione sarebbe rimasto chiuso finché non sarebbe arrivato il cessate il fuoco e non si fosse trovato un accordo per il rilascio degli ostaggi. L’opera, come spiega ArtNews, era stata poi acquistata dal Jewish Museum dopo la chiusura del padiglione. Ma non solo. Rispetto alla versione originaria, Patir ha intanto aggiunto un quinto video intitolato “Keening”, dedicato al lutto collettivo e alla rabbia seguiti agli attacchi di Hamas del 7 ottobre 2023. “(M)otherland” nasce infatti dall’esperienza personale dell’artista e affronta il tema della fertilità nel sistema sanitario israeliano e la fecondazione assistita che viene finanziata dallo Stato. “Keening”, invece, affronta il dolore e la rabbia seguiti agli attacchi di Hamas del 7 ottobre 2023 che causarono circa 1.200 morti in Israele e la presa in ostaggio di circa 240 persone. Patir, generalmente, nelle sue opere crea un mix tra documentario e immagini generate al computer, partendo spesso dalla sua autobiografia per affrontare questioni più ampie.Le sue opere sono state presentate alla Biennale di Gwangju del 2023 e proiettate al Museum of Modern Art di New York.
