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Cronaca internazionale

La Svizzera boccia la “neutralità rafforzata”: il 71% dice no alla stretta su sanzioni e rapporti con la Nato

La proposta voleva imporre vincoli più stringenti alla politica estera, dalle sanzioni alla cooperazione militare

svizzera

Nessuna “neutralità rafforzata”: questa domenica, la Svizzera ha fatto la sua scelta attraverso un referendum che avrebbe potuto cambiare decenni di relazioni estere del Paese europeo.

Secondo la prima proiezione dell’istituto di sondaggi gsf.bern, il 71% dei votanti si è espresso contro il testo. La proposta puntava a rendere più stringenti i vincoli legati alla neutralità del Paese, agendo direttamente sulla Costituzione federale. Sancita dalla Costituzione dal 1848, la neutralità della Svizzera è riconosciuta a livello internazionale.

La questione centrale era stabilire se la neutralità debba essere definita in maniera più vincolante nella Costituzione federale, limitando il margine di manovra del governo in politica estera. La proposta di modifica costituzionale era stata sostenuta dall’Unione Democratica di Centro (UDC) e promossa, tra gli altri, dall’ex consigliere federale Christoph Blocher.

L’iniziativa proponeva di introdurre un nuovo articolo nella Costituzione federale, fissando quattro principi fondamentali:

  • la neutralità della Svizzera è permanente e armata;
  • la Svizzera non aderisce ad alleanze militari o difensive e non collabora con esse salvo nel caso in cui sia oggetto di un’aggressione militare o in caso di misure preparatorie in vista di una simile aggressione;
  • la Svizzera non partecipa a scontri militari tra Stati terzi e non adotta misure coercitive non militari nei confronti di Stati belligeranti, eccezion fatta per le sanzioni delle Nazioni Unite e i provvedimenti volti a impedire l’elusione di sanzioni;
  • la Svizzera si avvale della propria neutralità per fungere da mediatrice.

L’esito positivo della consultazione, inoltre, avrebbe potuto aprire la strada a una rivoluzione copernicana nei rapporti con la Nato. Secondo il Dipartimento federale degli affari esteri, il testo non chiariva esattamente quali forme di collaborazione sarebbero rimaste in piedi, ma avrebbe comportato certamente una riduzione della cooperazione attuale, per esempio nelle esercitazioni congiunte e nello scambio di dati.

Mosca, intanto, segue e gongola. Prima che Berna si unisse alla cordata sulle sanzioni, le contrattazioni relative a due terzi delle sue vendite di petrolio avvenivano a Ginevra. Inoltre la Svizzera ha congelato 7,4 miliardi di euro a persone e attività russe. Quanto basta perché il mese scorso Maria Zakharova intervenisse sulla Neue Zürcher Zeitung cavalcando la retorica del referendum e puntando il dito contro la “neutralità flessibile”, a suo dire equivalente a una totale assenza di neutralità.

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