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Cronaca internazionale

Pratiche bloccate, centri pieni e bivacchi in spiaggia: continua il caos migranti a Ceuta

Le autorità parlano di numeri “inaccettabili” e tempi lunghissimi per smaltire le richieste. Resta alta la pressione sull’exclave spagnola

Migrants who crossed from Morocco into Spain are escorted by Spanish police to temporary shelters after being cleared from a beach in the Spanish exlave of Ceuta on Thursday, Aug. 20, 2026. (AP Photo/Antonio Sempere) Associate Press/ LaPresse Only Italy and Spain

La drammatica e caotica gestione della crisi migratoria nell’exclave spagnola di Ceuta sta dimostrando la lungimiranza dell’azione italiana di inizio agosto, quando il governo ha deciso di sospendere momentaneamente la libera circolazione con la Spagna, introducendo i controlli alle frontiere marittime e aeree. Una necessità figlia del rischio che le decine di migliaia di migranti che si sono riversati nella piccola exclave spagnola in Marocco potessero arrivare nella penisola e, da lì, disperdersi nel resto d’Europa. E i fatti stanno dando ragione all’Italia sul medio periodo, nonostante le polemiche della sinistra italiana, schierata al fianco di Sanchez come non ha fatto nemmeno la sinistra spagnola.

Il quadro che si sta delineando a Ceuta, infatti, lascia intravedere un iter lunghissimo che difficilmente si esaurirà nella Città autonoma, visti i numeri. Come ha rivelato El Mundo, gli uffici statali per la gestione delle domande di migrazione sono saturi tra la sanatoria di primavera e tutte le altre domande pervenute, comprese quelle della crisi migratoria del 2021 che ancora devono essere in parte smaltite. La Sezione Contenzioso Amministrativo dell’Audiencia Nacional sta infatti ancora risolvendo i ricorsi legati ai casi dell’ondata migratoria di oltre cinque anni fa, presentati contro i dinieghi del Ministero dell’Interno.

Ora, la pressione nell’enclave ha raggiunto livelli insostenibili per le autorità locali e il presidente di Ceuta, Juan Jesús Vivas, ha definito come del tutto insufficienti le pratiche evase giornalmente, avvertendo che “di questo passo, le persone arrivate finora ci metterebbero almeno un anno solo per poter uscire da Ceuta”. Anche il segretario di Stato per la Gioventù e l’Infanzia, Rubén Pérez Correa, ha confermato la gravità della situazione ammettendo che “stiamo parlando di un contingente con numeri inaccettabili, inaccettabili anche se volessimo quantificare o volessimo stabilire qui un sistema di protezione che fosse in grado di assorbirli”. In questo contesto di stallo, la possibilità che Madrid cerchi di alleggerire la pressione trasferendo la massa di migranti verso la Penisola iberica diventa ogni giorno più concreta. Si tratta di un passaggio critico per l’intera Unione Europea. Una volta arrivati sul territorio continentale spagnolo, in assenza di controlli restrittivi, migliaia di stranieri privi dei requisiti per la protezione internazionale potrebbero sfruttare le maglie della libera circolazione, dirigendosi verso i Paesi limitrofi.

La Francia ha già da tempo rafforzato la sua frontiera con la Spagna ma il rischio di penetrazioni è altissimo. Ed è proprio per evitare che la crisi si rifletta direttamente sulle nostre città che l’attivazione delle clausole di salvaguardia previste dal Codice Schengen rappresenta una scelta fondamentale. Non si tratta di un atto di sfiducia verso un Paese partner, ma della legittima difesa della sovranità e della sicurezza nazionale. La crisi attuale dimostra ancora una volta il fallimento del modello basato sulla tolleranza e sull’accoglienza indiscriminata. Come evidenziato dalle stesse sentenze dei tribunali spagnoli, la quasi totalità delle richieste presentate dai cittadini marocchini viene regolarmente respinta. Le motivazioni legate al “basso livello di vita offerto in Marocco” o alla “volontà di rifarsi una vita in Spagna” per cercare opportunità lavorative non costituiscono un motivo legale per ottenere l’asilo, tanto più che il Marocco è nell’elenco dei Paesi sicuri. Permettere che queste procedure paralizzino per anni il sistema significa solo alimentare la clandestinità.

La difesa dei confini esterni resta l’unico pilastro in grado di garantire la tenuta dell’Unione Europea: se uno Stato membro non dimostra la fermezza necessaria per fermare gli ingressi illegali e procedere con i rimpatri, gli altri Paesi hanno il diritto e il dovere dovere di tutelare le proprie comunità. Anche la Spagna ha questo dovere ma i cittadini di Ceuta si sentono abbandonati dal governo di Madrid, tanto più che il presidente del governo è partito per le vacanze il giorno dopo l’invasione. Intanto a Ceuta oltre 1500 migranti sono stati trasferiti dalla spiaggia del Trampolino ai centri di accoglienza di emergenza che sono stati creati nell’exclave ma mentre questo gruppo si è spostato, centinaia di altri sono arrivati, per lo più marocchini che erano rimasti nascosti nei boschi e che ora stanno emergendo e avanzeranno con ogni probabilità domanda di asilo. Per questo a Ceuta continuano a dire che i numeri del governo sono sottostimati e che non è possibile stabilire quanti irregolari siano rimasti, ma si è sicuramente nell’ordine di molte migliaia.

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