Il modello d’accoglienza è al collasso e la criminalità legata all’immigrazione incontrollata sta offrendo la sponda al ritorno del terrorismo a cavallo del confine tra la Repubblica d’Irlanda e l’Irlanda del Nord. A rivelare la svolta è un’inchiesta dell’intelligence diffusa dal Mail on Sunday: la Nuova Ira, formazione paramilitare erede della Real Ira, sta pianificando una campagna di intimidazione violenta per cacciare i migranti dall’isola. Un piano che rischia di innescare una fuga di massa dal sud verso il Regno Unito, attraverso la frontiera nordirlandese.
Anche in Irlanda, infatti, la situazione migratoria sta diventando insostenibile, con sempre più città che lamentano una presenza eccessiva di irregolari che causano problemi. La miccia è esplosa a giugno nelle strade di Belfast, con i violenti disordini seguiti all’accoltellamento di Stephen Ogilvie. Per l’aggressione è finito incriminato Hadi Alodid, richiedente asilo sudanese di trent’anni. Un episodio che ha fatto traboccare un vaso già colmo: da mesi la popolazione di tutta l’isola denuncia un’escalation di molestie, aggressioni e violenze di strada legate alle presenze irregolari. Su questa esasperazione popolare si sono innestati i dissidenti repubblicani che, pur mantenendo lo storico obiettivo dell’unità irlandese, hanno deciso di intercettare il malcontento sociale trasformandolo in lotta armata anti-immigrazione. La minaccia è già passata alla fase operativa. In un video diffuso sui canali social, un portavoce anonimo è stato esplicito: “Prenderanno il controllo e daranno un ultimatum, non ai politici ma ai migranti illegali presenti nel Paese”.
Nel filmato, l’uomo richiama le dinamiche storiche dell’estremismo repubblicano, sostenendo che l’esercito britannico “rispettava” l’Ira durante i Troubles per la sua efficienza bellica, per poi lanciare l’affondo: “Ora è giunto il momento della guerra civile, ed è esattamente ciò che faranno questi ragazzi. E potete forse dar loro torto? Questo sarà un importante campanello d’allarme per le autorità. Questi ragazzi mostreranno loro come si fa e daranno loro 24 ore per andarsene”. Nata nel 1997 dalla scissione della Provisional Ira e riorganizzata nel 2012 con l’assorbimento del gruppo giustiziere Republican Action Against Drugs, la Nuova Ira sta allargando la propria rete, stringendo contatti anche con i nazionalisti scozzesi a Glasgow per la propaganda web. Ma la vera partita si gioca sulle armi. A luglio, la polizia di Dublino ha intercettato Isobella Perrie Sullivan, studentessa di giurisprudenza di 25 anni, con un ordigno bellico nascosto in auto. La difesa sostiene che la ragazza stesse trasportando la borsa verso nord senza conoscerne il contenuto, ma gli inquirenti tracciano un quadro ben diverso.
“La Nuova Ira è stata molto attiva quest’anno al Nord con attacchi contro il Police Service of Northern Ireland, alla stazione di polizia di Lurgan e con un’auto bomba a Dunmurry”, ha confermato una fonte della sicurezza. “Hanno due obiettivi: l’indipendenza irlandese e fuori tutti i migranti. Riteniamo che questo faccia parte di una lotta di potere in corso tra fazioni all’interno del gruppo della vecchia Ira, della Real e della Nuova Ira, con le nuove incarnazioni che sostengono una campagna di intimidazione violenta”. A fare da terreno fertile per la deriva paramilitare c’è il totale fallimento della politica dei governi centrali, accusati dai cittadini di aver ignorato la pressione insostenibile esercitata dai flussi migratori su alloggi, servizi pubblici e sicurezza. Di fronte al rischio di una crisi sistemica, Londra cerca il raccordo con Dublino. Un portavoce del Home Office ha dichiarato: “Abbiamo un rapporto di lavoro stretto e collaborativo con l’Irlanda sulla migrazione e sulla sicurezza dei confini. Questo include un impegno reciproco a proteggere la Common Travel Area da abusi, attuato attraverso un lavoro congiunto per identificare e affrontare le tendenze migratorie man mano che emergono”. Misure d’emergenza che rischiano di arrivare quando sono già esplose le bombe.
