La Germania è al centro di forti tensioni internazionali a causa del continuo innalzamento dello scontro a distanza con la Russia e dai timori che sia già iniziata una guerra ibrida. Il quadro della sicurezza nazionale sta attraversando una fase di forte pressione non solo per le pressioni esterne ma anche per un clima politico interno sempre più sfilacciato. In questo scenario di costante allerta per la tenuta delle infrastrutture strategiche del Paese si inseriscono gli ultimi episodi registrati nelle sottostazioni energetiche di Jänschwalde e di Bergheim.
In entrambi i casi, rivela la Bild, sono stati impiegati sistemi di lancio artigianali quasi identici, ideati per sparare cavi conduttori sulle linee ad alta tensione tramite materiale pirotecnico e provocare cortocircuiti capaci di mettere ko la rete elettrica di ampie porzioni di regione. A Bergheim, l’impatto ha causato lo spegnimento immediato di cinque blocchi della centrale a lignite gestita da RWE Power. Un filo utilizzato nell’azione è bruciato e ha danneggiato la recinzione di protezione dell’impianto, secondo quanto aggiunto dal direttore capo della polizia criminale, mentre alcuni testimoni della zona hanno riferito di aver notato brevi bagliori di luce. La tecnica utilizzata e i dettagli emersi collegano direttamente l’episodio di Bergheim a quello avvenuto martedì a Jänschwalde, nel Brandeburgo, dove la magistratura procede anche con l’ipotesi di reato di formazione di un’associazione terroristica.
Di fronte alla gravità dei danni, le autorità hanno spiegato che le indagini si stanno concentrando “in due direzioni: sabotaggio guidato da uno Stato estero ed estremismo di sinistra”, come dichiarato dal ministro dell’Interno del Nord Reno-Vestfalia, Herbert Reul. Una dichiarazione molto specifica che evidenzia la problematicità della situazione tedesca e l’esposizione a due fronti che, per altro, potrebbero anche essere interconnessi per mera utilità. L’ipotesi del sabotaggio estero si inserisce direttamente nel contesto delle manovre d’intelligence e delle minacce asimmetriche attribuite a Mosca, volte a destabilizzare i Paesi europei e membri della Nato che sostengono l’Ucraina, colpendo servizi essenziali per creare panico e incertezza economica nella popolazione.
L’obiettivo è semplice: da un lato spaventare gli europei facendo loro credere che una guerra sia imminente, spingendoli a fare pressione sui loro governi affinché interrompano gli aiuti all’Ucraina. Parallelamente, la pista dell’estremismo di sinistra richiama i recenti precedenti di gruppi anarco-insurrezionalisti e della frangia radicale ecologista, che già in passato hanno preso di mira impianti industriali e infrastrutture legate ai combustibili fossili. Che si tratti di un’ingerenza straniera o di eversione interna, la convergenza di queste piste conferma quanto sia necessario non abbassare l’attenzione.
