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Cronaca internazionale

Singham Network, l’ombra di Pechino sulle proteste britanniche: Londra apre un’inchiesta

lIl governo di Westminster esamina possibili collegamenti finanziari e organizzativi tra movimenti di protesta e una rete internazionale sulla quale gravano sospetti di attività d’influenza legate alla Cina.

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Il Regno Unito avrebbe avviato verifiche sulle presunte connessioni tra alcune organizzazioni impegnate nell’attivismo britannico e il Singham Network, una rete transnazionale composta da realtà associative, fondazioni e piattaforme mediatiche. Secondo quanto riferito dal The Telegraph il 14 agosto, l’Home Office starebbe esaminando possibili rapporti finanziari e organizzativi suscettibili di tradursi in attività di influenza politica o nell’amplificazione di tensioni sociali.

Cosa sappiamo

Secondo la ricostruzione britannica, tra le organizzazioni considerate nell’ambito degli accertamenti figurerebbe CodePink, gruppo statunitense attivo nel campo dell’attivismo politico e pacifista. L’attenzione delle autorità non riguarderebbe l’attività di protesta in quanto tale, bensì l’eventuale esistenza di una filiera finanziaria transnazionale attraverso cui risorse economiche potrebbero essere trasferite tra organizzazioni formalmente autonome.

The Telegraph riferisce che una società britannica collegata a CodePink avrebbe ricevuto oltre 250.000 dollari da organizzazioni associate alla rete nel 2020 e nel 2021, oltre a ulteriori 94.950 dollari nel 2024 dalla People’s Support Foundation per attività di consulenza. La provenienza dei fondi, i rapporti tra le strutture coinvolte e l’eventuale destinazione delle risorse costituiscono alcuni degli elementi sottoposti a verifica.

Il dossier internazionale

La vicenda britannica si inserirebbe in un più ampio quadro di accertamenti condotti negli Stati Uniti. La House Ways and Means Committee ha esaminato i rapporti finanziari di alcune organizzazioni associate alla rete, richiedendo documentazione relativa alle loro attività e alle rispettive fonti di finanziamento.

Anche il Dipartimento della Giustizia statunitense avrebbe avviato un’indagine attraverso un grand jury federale, concentrata sui possibili profili finanziari e sui rapporti con soggetti riconducibili alla Cina.

In India, invece, le autorità avevano contestato alcuni finanziamenti destinati al portale NewsClick, ipotizzando collegamenti con una più ampia rete internazionale. La vicenda giudiziaria ha successivamente registrato sviluppi favorevoli al portale: nel 2026 l’Alta Corte di Delhi ha annullato il procedimento relativo all’FIR e al caso avviato dall’Enforcement Directorate.

Il nodo dell’influenza straniera

Per Londra, il profilo strategico della vicenda risiederebbe nella possibilità di individuare un collegamento verificabile tra finanziamenti esteri, strutture associative, attività di comunicazione e interessi riconducibili a soggetti stranieri. La semplice convergenza politica con determinate posizioni internazionali non sarebbe, di per sé, sufficiente a dimostrare un’attività di interferenza.

Qualora gli accertamenti dovessero documentare forme di coordinamento non dichiarato, trasferimenti finanziari con finalità operative o direttive riconducibili a interessi statali stranieri, il caso potrebbe assumere rilievo nel quadro delle moderne operazioni d’influenza transnazionale. Al momento, tuttavia, gli elementi disponibili sembrano delineare un quadro investigativo ancora in evoluzione.

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