L’attentato Berlino per mano di Abdul Ballout, neutralizzato dalla polizia, torna a proiettare sull’Europa l’ombra del terrorismo islamico, confermato senza riserve dalle autorità tedesche, che ha portato alla morte di una donna e al ferimento di altre che, per fortuna, non sono più in pericolo di vita. Nonostante i tentativi di minimizzare l’accaduto da parte di esponenti della sinistra radicale, la dinamica dell’attacco al corteo del Pride evidenzia ancora una volta la drammatica presenza di elementi radicalizzati nel cuore dell’Europa. Un fanatismo guidato dall’odio per i valori occidentali che rappresenta una minaccia concreta e costante per la sicurezza dei nostri Paesi. Ciò che desta profonda preoccupazione non è soltanto l’atto violento in sé, unanimemente condannato dalla quasi totalità del mondo occidentale, ma la reazione osservabile in ampi settori del mondo islamico, lo stesso che la sinistra inclusiva arcobaleno difende.
Sui canali ufficiali e sui profili social di grandi network d’informazione come Al Jazeera, la notizia è stata infatti accolta da un’inquietante scia di commenti celebrativi, a dimostrazione di una insanabile frattura culturale e ideologica che la politica europea non può più permettersi di ignorare e sulla cui integrazione occorre riflettere a fondo. “Solo uno (morto, ndr), cento sarebbe stato meglio”, si legge in un commento. E ancora: “Sono uno (morto, ndr) non sono felice”, “Solo uno morto? Perché?”. E poi, “sono sicuro che tutti coloro che sono rimasti feriti hanno perso le loro parti private”, si legge in un commento che fa riferimento all’omosessualità di gran parte dei partecipanti al Pride, vietata dalle leggi della Sharia. E sono diversi i commenti di questo tenore sul tema: “L’auto li odia anche”, “Le persone devono studiare più biologia”, “Un messaggio da Dio”, “Perché alle persone LGBTQ è consentito esistere in una società normale quando non sono normali, non hanno un loro mondo?”, “Autista mandato da Dio, chi ti ha mandato ti benedirà riccamente, fratello”, “Abdul voleva essere davanti a Dio così tanto” “Stanno già ricevendo la loro punizione qui sulla terra”, “perché il gruppo ISIS non ha bombardato semplicemente i gruppi LGBT in questo modo?”. C’è perfino chi sostiene che “alcuni dei feriti riprenderanno sicuramente la ragione, alcuni accetteranno persino il proprio genere d’ora in poi”, “Perché quel tizio ha fatto un compito incompetente?? Avrebbe dovuto finirli tutti”.
E si potrebbe continuare ancora perché sono migliaia i commenti di questo tenore che celebrano il terrorista: “Lui è un eroe”, “Non sono mai stato così felice prima”, “Non tutti gli eroi indossano mantelli, “Omaggio la persona che l’ha fatto”, “Eroe”, “Perché non li ha uccisi tutti?”, “Dio benedica l’autista per me”. Tanti commenti parlano di “buona notizia” in riferimento all’attentato, un altro ribadisce che “non basta uno (morto, ndr). Avrebbe dovuto usare un camion pesante”. Sono migliaia i commenti, che si dividono tra chi esulta per la morta e l’attentato e chi si sconvolge dei commenti di giubilo, che vengono per lo più da soggetti dell’area islamica, che dimostrano per l’ennesima volta l’odio che cova nei confronti dell’Occidente da parte di chi, invece, l’Occidente accoglie e non solo integra, ma lascia libero di portare la sua cultura nel cuore dell’Europa, mangiando spazi di libertà.
