C’è una sola cosa sulla quale, in questo momento, Washington e Pechino convergono: non fermare per nessun motivo la corsa dell’intelligenza artificiale pur di fronte agli avvertimenti dei suoi creatori.
“L’unico controllo o ‘argine’ di cui l’AI ha bisogno è un presidente forte e intelligente (con un quoziente intellettivo elevato), e gli Stati Uniti ne hanno uno, eccome”, scrive Donald Trump sul suo Truth, sottolineando che “l’amministrazione Trump ha impedito a certi ‘personaggi’ dell’IA di compiere azioni dannose o potenzialmente tali, come Dario Amodei di Anthropic, “che ora finge di essere un ‘angioletto perfetto’, e continueremo a farlo”. “È in atto una cospirazione malata contro l’AI e i data center, e l’unico Paese a rallegrarsene è la Cina. Teorici del complotto state in guardia”, ha concluso.
Già domenica, parlando in Irlanda, Trump aveva riassunto la propria posizione con un principio netto: “chi vince con l’AI vince”. Il presidente ha sostenuto che gli Stati Uniti debbano conservare il proprio vantaggio sulla Cina e che una maggiore cautela non debba trasformarsi in una rinuncia alla leadership americana.
Meno autocelebrativa la controparte cinese che, mutatis mutandis, sembra essere sulla stessa lunghezza d’onda americana. “Allarmismo, confronto e competizione non faranno altro che ostacolare il processo di governance globale dell’IA”, ha detto Guo Jiakun, portavoce del ministero degli Esteri. Domenica, il ministro della Sicurezza di Stato, Chen Yixin, ha pubblicato un articolo sollecitando l’accelerazione su prevenzione e controllo dei rischi per la sicurezza legati all’IA.
La ragione della convergenza è ovvia. Entrambe le nazioni si giocano il futuro prossimo proprio su questo tema bollente sul quale, uno dopo l’altro, i moderni Prometeo della tecnologia sembrano voler frenare. Sabato, il numero uno di Anthropic Dario Amodei ha pubblicato un lungo intervento nel quale ha sostenuto che il ritmo di sviluppo dei modelli più avanzati debba essere rallentato per consentire alle misure di sicurezza di tenere il passo. Il punto centrale della sua argomentazione è il crescente grado di autonomia raggiunto dai sistemi di AI.
Amodei ha indicato in particolare il rischio che gruppi di agenti artificiali possano diventare progressivamente capaci di operare in modo autonomo sulla rete. Senza un rallentamento e senza nuove misure di sicurezza, uno “sciame” di agenti potrebbe arrivare entro sei-dodici mesi a provocare danni estremamente estesi, fino a compromettere l’intero ecosistema internet.
La proposta di Amodei non è però una richiesta di fermare indefinitamente l’intelligenza artificiale. Il suo piano prevede tre direttrici: maggiore presenza di valutatori indipendenti all’interno delle società, coordinamento tra le aziende che sviluppano i modelli più avanzati e cooperazione internazionale per affrontare i rischi.
La posizione ha assunto un peso particolare perché è stata immediatamente sostenuta da due figure che, normalmente, si trovano in competizione con Anthropic. Sam Altman, che ha espresso sostegno alla necessità di una maggiore cautela, ed Elon Musk, che ha appoggiato l’idea di rallentare lo sviluppo dei modelli più avanzati.
Le richieste di rallentamento, intanto, hanno avuto immediate ripercussioni sui mercati: i titoli legati all’intelligenza artificiale hanno registrato forti perdite, con i future del Nasdaq in territorio negativo prima dell’apertura e le borse asiatiche che hanno chiuso in ribasso, trascinate al ribasso dai cali dei principali produttori di chip.
Quanto basta perché Altman abbia dichiarato che l’azienda probabilmente posticiperà la sua tanto attesa IPO al 2027, definendo la prospettiva di quotarsi in borsa quest’anno “sconsiderata”. Sul fronte azionario, i titoli legati all’intelligenza artificiale sono scesi lunedì a causa degli avvertimenti sulla sicurezza, con i future del Nasdaq in territorio negativo prima dell’apertura e le borse asiatiche che hanno chiuso in ribasso, trascinate al ribasso dai cali dei principali produttori di chip.
