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Cronaca internazionale

Un meme sull’Islam e l’ex poliziotto finisce condannato: follia censoria in Gran Bretagna

Criticare l’Islam rischia di diventare un reato? La Free Speech Union denuncia: “Con battute su Gesù nessuno finirebbe sotto processo”

condanna meme uk

Nel Regno Unito si può finire con una condanna per aver condiviso un meme sull’Islam. Non per aver minacciato qualcuno, non per aver organizzato violenze, nemmeno per aver preso di mira direttamente una persona. Basta un post giudicato “grossly offensive”, gravemente offensivo. È quanto accaduto a Stephen Gray, 65 anni, ex agente di polizia, condannato dopo aver ricondiviso su Facebook una battuta sulla religione islamica.

La vicenda, raccontata dal Telegraph, è destinata inevitabilmente a riaccendere il dibattito sulla libertà di espressione nel Regno Unito e sull’ormai patologica paura di tutto ciò che possa essere ricondotto all’islamofobia. Poliziotto per quasi trent’anni e oggi padre affidatario insieme alla moglie, Gray è comparso davanti alla Newton Aycliffe Magistrates’ Court nell’aprile scorso. L’accusa riguardava due immagini condivise sui social.

La prima riportava la scritta “È ora di una deportazione di massa” accanto all’immagine di un uomo mediorientale di circa 20-30 anni e alla didascalia “Children in Need” (Bambini bisognosi). L’immagine aveva la seguente didascalia: “Mohammed, 12 anni, è arrivato di recente a Dover. Per favore, donate per aiutarlo a trasferirsi da un hotel a tre stelle a uno a cinque stelle, che offre un menù halal migliore, Wi-Fi gratuito, Sky e si trova più vicino a una scuola femminile”. La seconda immagine raffigurava una fetta di pancetta e un uomo con il turbante, accompagnata dalla didascalia “Curiosità sulla pancetta! Chi mangia pancetta ha meno probabilità di sposare una bambina di 9 anni!”.

Il giudice ha escluso che il primo contenuto fosse penalmente rilevante, riconoscendo che riguardava una questione politica discussa anche in Parlamento. Sul secondo, invece, è arrivata la condanna: non sarebbe stato un commento politico ma un attacco alla religione e dunque un contenuto “gravemente offensivo” ai sensi del Communications Act del 2003.

È proprio qui che la storia assume contorni inquietanti. Perché la linea di confine non passa più tra parola e violenza, tra critica e minaccia, ma tra ciò che un giudice considera accettabile e ciò che potrebbe offendere qualcuno. Gray ha spiegato di non aver creato personalmente il meme e di averlo semplicemente ricondiviso, come avevano fatto migliaia di altre persone. “Ho fatto una battuta, una battuta ironica sull’Islam. Tutto qui”, la versione dell’uomo. Ma il meme gli è costato una condanna e oltre mille sterline tra multa e spese. Ora ha presentato ricorso con il sostegno della Free Speech Union.

Il paradosso è che inizialmente persino il Crown Prosecution Service aveva deciso di non procedere, ritenendo che non ci fossero realistiche possibilità di ottenere una condanna. La decisione è stata successivamente ribaltata dopo il ricorso della persona che aveva segnalato il post: un vicino di casa non musulmano con il quale Gray aveva già avuto contrasti per ragioni completamente diverse.

Il caso, quindi, va ben oltre un meme di cattivo gusto. Riguarda un principio elementare delle democrazie liberali: la libertà di espressione protegge soprattutto ciò che può disturbare, irritare o perfino offendere. Per le opinioni innocue, educate e universalmente condivise non serve alcuna protezione. Eppure in Gran Bretagna sembra farsi strada una sorta di eccezione islamica. Lo ha sottolineato anche Lord Young of Acton, segretario generale della Free Speech Union: “Nessuno che facesse una battuta simile su Gesù verrebbe perseguito”. Il punto è esattamente questo. Le leggi sulla blasfemia sono state abolite in Inghilterra diciotto anni fa, ma il rischio è di vederle rientrare dalla finestra sotto forma di norme sull’offesa religiosa. Gray lo dice apertamente: “Penso che sia una strada pericolosa quella che sta percorrendo il governo, cercando di utilizzare il sistema giudiziario per impedirci di criticare una religione”. Ed è difficile dargli torto.

La Gran Bretagna che per secoli ha fatto della libertà individuale uno dei pilastri della propria cultura politica rischia così di trasformare l’ossessione per l’islamofobia in una pericolosa zona franca dalla critica. La libertà di parola, invece, funziona in maniera molto più semplice: vale per tutti. Oppure prima o poi non vale più per nessuno.

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