Il terremoto di magnitudo 4.7 che oggi ha interessato i Campi Flegrei, con epicentro alla Solfatara di Pozzuoli, ha riportato al centro dell’attenzione uno dei fenomeni geologici più studiati d’Italia, il bradisismo. La scossa, avvertita in gran parte della provincia di Napoli e anche sulle isole di Ischia e Procida, ha provocato blackout in alcune zone, lievi feriti e danni soprattutto a Pozzuoli. Un evento che riaccende i riflettori sul particolare fenomeno geologico che da secoli interessa l’area flegrea e che viene costantemente monitorato dagli esperti.
Che cos’è il bradisismo
Il termine bradisismo deriva dal greco bradýs (“lento”) e seismós (“scossa”) e indica il lento movimento verticale del terreno. Ai Campi Flegrei questo fenomeno si manifesta con l’alternanza di periodi di abbassamento del suolo, chiamati subsidenza, e fasi di sollevamento, che possono essere accompagnate da sciami sismici. I terremoti associati al bradisismo sono quindi una conseguenza della deformazione del terreno e non coincidono con il fenomeno stesso, che consiste invece nel graduale innalzamento o abbassamento della superficie terrestre.
Perché interessa proprio i Campi Flegrei
I Campi Flegrei non sono un vulcano a cono, come il Vesuvio o l’Etna, ma un campo vulcanico che si sviluppa all’interno di una vasta caldera, cioè una grande depressione formatasi in seguito a potenti eruzioni avvenute migliaia di anni fa. L’area comprende i comuni di Pozzuoli, Bacoli e Monte di Procida, oltre alla parte occidentale della città di Napoli. Nel sottosuolo sono presenti rocce molto calde, fluidi idrotermali e gas di origine vulcanica. Le variazioni di pressione di questo sistema sotterraneo provocano la deformazione del terreno, dando origine al bradisismo che caratterizza da secoli l’area flegrea.
Perché il sollevamento provoca i terremoti
Quando il terreno si solleva, aumenta la tensione nelle rocce del sottosuolo. Se questa supera il limite di resistenza del materiale, si producono fratture che liberano energia sotto forma di terremoti. Le scosse legate al bradisismo sono generalmente superficiali, spesso localizzate entro pochi chilometri di profondità. Proprio per questo, anche quando non raggiungono magnitudo particolarmente elevate, vengono percepite in maniera molto intensa dalla popolazione e possono provocare danni agli edifici più vulnerabili.
L’attuale crisi bradisismica
Secondo il monitoraggio dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, nel 2005 è iniziata una nuova fase di sollevamento della caldera dei Campi Flegrei, ancora oggi in corso. Negli ultimi anni il fenomeno è stato accompagnato da un progressivo aumento dell’attività sismica, con terremoti sempre più frequenti e, in alcuni casi, di magnitudo superiore a 4. Si tratta di un’evoluzione che viene seguita costantemente dagli esperti attraverso reti di monitoraggio dedicate, in grado di registrare ogni minima variazione del terreno.
Bradisismo ed eruzione: quale legame c’è?
Gli esperti precisano che bradisismo ed eruzione non sono la stessa cosa. Il fenomeno indica che la caldera è un sistema vulcanico attivo, ma non rappresenta di per sé il segnale che un’eruzione sia imminente. Per valutare l’evoluzione del vulcano vengono analizzati contemporaneamente diversi parametri, tra cui la deformazione del suolo, la sismicità, le emissioni di gas e le variazioni geochimiche. Attualmente il livello di allerta dei Campi Flegrei resta giallo, corrispondente alla fase di attenzione prevista dal sistema nazionale di Protezione Civile. Nonostante il forte terremoto registrato oggi, non sono state comunicate variazioni del livello di allerta vulcanica, mentre prosegue il monitoraggio continuo dell’area da parte dell’INGV e dell’Osservatorio Vesuviano.
Come viene controllata l’area
I Campi Flegrei sono tra le aree vulcaniche più monitorate al mondo. L’INGV, attraverso l’Osservatorio Vesuviano, utilizza una fitta rete di strumenti che misura in tempo reale gli spostamenti del terreno, l’attività sismica, le emissioni di gas e altri parametri geofisici e geochimici. Le informazioni raccolte vengono analizzate quotidianamente e condivise con il Dipartimento della Protezione Civile, che sulla base di questi dati aggiorna le strategie di prevenzione e i piani di emergenza per i comuni dell’area flegrea.
