Giorgia Meloni è stata la prima leader a esporsi sulla crisi migratoria di Ceuta e oggi, dopo una giornata di interlocuzioni col ministro dell’Interno e altri leader dell’Ue, il governo ha deciso per la sospensione del trattato di Schengen con la Spagna. Una soluzione che è stata adottata a seguito soprattutto delle informative analizzate in particolare nel Comitato Analisi sull’Immigrazione e Sicurezza delle Frontiere, che questa mattina è stato presieduto dal ministro Matteo Piantedosi.
Inoltre, a seguito di un confronto telefonico tra il Ministro Piantedosi e l’omologo francese, Laurent Nuñez, è stata condivisa l’opportunità di un rafforzamento dei controlli lungo il confine terrestre tra i due Paesi nell’ambito di accordi di collaborazione tra forze di polizia già precedentemente sottoscritti tra Francia e Italia. “Ceuta non beneficia della libera circolazione verso il resto dell’area Schengen. Ho tuttavia chiesto già ieri al ministro dell’Interno di rafforzare i controlli alla nostra frontiera con la Spagna qualora fosse necessario: sono state dispiegate quattro unità di forze mobili, oltre ad aerei e droni”, ha dichiarato Emmanuel Macron con una nota, offrendo sostegno alla Spagna anche attraverso Frontex. Sulla linea di Meloni si sono esposti anche i due vicepremier, Matteo Salvini e Antonio Tajani, e proprio in conseguenza alle parole di quest’ultimo la Spagna ha protestato formalmente con l’Italia, convocando l’ambasciatore a Madrid. La sospensione è una forma di tutela, con risvolti ovviamente politici, nei confronti del governo di Pedro Sanchez che, contrariamente a quanto deciso dalla maggioranza dei Paesi Ue, persegue una politica immigrazionista.
Una decisione supportata da gran parte dei Paesi europei, che si sono accodati a Meloni in queste ore. Il primo leader che si è dichiarato d’accordo con la posizione della premier italiana su Schengen è stato quello svedese che tramite il suo premier Ulf Kristersson, ha sottolineato l’importanza che la Spagna “agisca con urgenza per riottenere il controllo della situazione e adempiere ai propri impegni nell’ambito della cooperazione Schengen”. In alternativa, “se lo sviluppo dovesse rischiare di influenzare la sicurezza della Svezia o la sua situazione migratoria, il governo è pronto ad adottare le misure necessarie per tutelare ordine e controllo”. Quindi anche la Danimarca, con la premier Mette Frederiksen, ha sottolineato l’ovvietà del fatto “che l’Ue debba adottare immediatamente tutte le misure necessarie e valutare tutte le opzioni, inclusa la sospensione dell’accordo di Schengen” con la Spagna. Quindi, anche la Finlandia per voce della ministra dell’Interno Mari Rantanen, ha sposato la linea di massima prudenza: “I Paesi che non adempiono al loro obbligo di proteggere il confine esterno non possono essere membri di Schengen”.
Nel corso della giornata si sono unite anche le voci del cancelliere austriaco Christian Stocker, il quale ha dichiarato che “qualora la situazione in Spagna dovesse evolversi in modo tale da esercitare pressione sui nostri confini nazionali, faremo tutto il possibile per proteggerli, compresa, se necessario, la chiusura temporanea dei confini Schengen”. Dalla Repubblica Ceca, il primo ministro Andrej Babiš ha dichiarato: “L’area Schengen dovrebbe essere chiusa immediatamente alla Spagna”. Il primo ministro polacco, Donald Tusk, ha invitato la Spagna a seguire l’esempio del suo Paese “se vogliamo che Schengen possa sopravvivere”. La Polonia, ha aggiunto, “ha inasprito le leggi sull’asilo, le procedure di frontiera e ha costruito barriere efficaci lungo il confine con la Bielorussia, che costituisce la frontiera orientale dell’Ue. Abbiamo investito miliardi di euro e impiegato migliaia di soldati, agenti di polizia e guardie di frontiera”.
