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Cronaca locale

Clacson, parolacce e gestacci: i maleducati milanesi al volante

Sei su dieci chiedono più gentilezza sulle strade. Tra nervosismi, impazienza, reazioni eccessive e brutti modi, l’optional che manca è la pazienza. Sognano più parcheggi, ma anche mezzi più efficienti

Guidare arrabbiato

C’è un optional che sembra difettare nelle auto dei milanesi. È la pazienza. Quella che serve quando qualcuno sta facendo manovra, quando un’auto esce lentamente dal parcheggio, quando scatta il verde e quello davanti non parte immediatamente, quando un pedone accenna un passo sulle strisce. A dirlo proprio loro, i milanesi, quando non sono al volante, ovviamente. Tensioni, litigi, scarso fair play: per oltre 4 su 10 (42%) sulle strade manca la gentilezza. Il traffico oltre che congestionato, risulta nervoso. Fatto di clacson che suonano, di sorpassi spzientiti, di gesti e parole con chiare indicazioi per quel famoso paese... La fotografia è stata scattata dall’Osservatorio Sara Assicurazioni. E non si limita alla top 5 dei comportamenti più fastidiosi, ma indaga come i milanesi immaginano la mobilità di domani, consapevoli (lo dice ben il 36%) che l’auto resterà il mezzo principale del futuro ma non più regina assoluta: auto quando serve, mezzi quando conviene, biici e e-bike al bisogno. A guidare le scelte non saranno le ideologie ma i costi (36%) e il tempo necessario per arrivare alla meta (24%). Il 60% sogna strade dove, insieme alla tecnologia, viaggia parecchia più gentilezza. In testa infatti ai comportamenti più fastidiosi è l’impazienza. «Allora, ti brighi?!» è la frase che tutti hanno sentito. O pronunciato. Nella città che si muove correndo, che vive il tempo come un inutile spazio tra due punti, quello di partenza e quello di arrivo, che guarda a ogni rallentamento come a una questione personale, davanti a chi è in difficoltà in una manovra o è in difficoltà nel fare un parcheggio scopre la sua «tolleranza zero». Il 44% ammette che la poca pazienza alla guida è il prinipale ostacolo a una convivenza serena. A seguire, le reazioni esagerate, fatte di parol(acci)e e gesti tutt’altro che cordali (lo dice il 40%), per concludersi poi con una clacsonata lunga e continua, o breve e nervosa che trasforma l’attesa spesso inevitabile in un inutile sfogo rumoroso. Tra i gesti che sembrano essersi smarriti lungo le strade milanesi, c’è anche il semplice «grazie», e forse non solo in auto. Un milanese su cinque vorrebbe assistere a gesti elementari di semplice educazione. Il rispetto della precedenza ai pedoni invece del «passo io e tu aspetti» e un cenno di mano per dire «grazie» a chi ti lascia passare. Piccoli gesti che sembrano appartenere a un’altra epoca, scalzati dalla convinzione che ogni metro quadro di asfalto conquistato a velocità doppia sia una vittoria personale. Eppure se guardano al futuro i milanesi sognano più parcheggi (42%), trasporto pubblico più efficace (34%), meno traffico (30%) aree per pedoni e ciclisti (20%) e meno auto nel centro (14%). Sognano di risvegliarsi da un incubo in pratica. Con auto più tecnologiche, in grado di segnalare le distrazioni al volante (42%), monitorare lo stile di guida (36%), con sistemi di rilevazione incidenti e invio di assistenza stradale (36%). Ma la vera innovazione necessaria pare che sia l’algoritmo umano.

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