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Cronaca locale

Il messaggio del Papa a Futura: “La cultura custodisca la dignità”

L’evento promosso dall’assessore Francesca Caruso ha coinvolto una platea di intellettuali e artisti chiamati a riflettere partendo dalle domande. In apertura le parole del Pontefice sull’umanità

Ospiti Da sinistra l'artista Emilio Isgrò con l'assessore Caruso e Andrée Ruth Shammah. Accanto al mappamondo di spartiti l'artista Greg Goya e il ministro del Turismo Gianmarco Mazzi

«Custodire l’eredità culturale lombarda mettendola al servizio della persona, della sua dignità e della sua sete di verità». È l’auspicio di Papa Leone XIV per «Futura - Nuovi sguardi per la Cultura», l’evento promosso dall’assessore alla Cultura della Regione Lombardia Francesca Caruso e dedicato quest’anno alle «Domande come motore della conoscenza e dell’innovazione», svoltosi ieri alla Scala.

In una nota della Segreteria di Stato letta in apertura dall’assessore Caruso, il Pontefice incoraggia a nuovi sguardi su una cultura concepita come la più alta e luminosa espressione della vita dello spirito. Ma prima di azzardare risposte preordinate occorre porsi domande: anche per immaginare il futuro attraverso il dialogo tra discipline, generazioni e linguaggi diversi. Temi che hanno dato vita, nella spettacolare cornice del Piermarini, a un serrato confronto fra intellettuali, artisti, professionisti e rappresentanti di politica e istituzioni sul valore della cultura non solo come riscoperta delle radici e chiave di lettura del presente, ma come leva per costruire il domani alla luce dei nuovi scenari sociali, politici ed economici. «Vorrei che qui ci si ponessero anche le domande più difficili, e sempre più persone, vedendo uno spettacolo o un’opera, portassero qualcosa con sé» ha detto Caruso. Cultura, in Italia e in Lombardia, vuol dire anche turismo.

A rimarcarlo, i saluti istituzionali del presidente del Senato Ignazio La Russa e del ministro del Turismo Gianmarco Mazzi: «Oggi il 57% degli stranieri sceglie l’Italia per ragioni culturali: dal 2016 la cultura è passata dal 7° al 1° posto tra i fattori di attrattività». Uno scenario in cui Milano ha ormai superato i 16 milioni di pernottamenti all’anno e la nostra Regione, ha ricordato il governatore Attilio Fontana, vive un exploit turistico e culturale (oltre 55 milioni di presenze e 12 milioni di ingressi ai musei nell’ultimo anno, con dati sempre in crescita).

Ricco il programma dei lavori - fra interventi, speech e tavole rotonde - aperto dall’artista Emilio Isgrò con una riflessione sul valore della cultura in epoca di Intelligenza artificiale: «Oggi l’Ia compone sonetti come Petrarca, ma non dimentichiamo che è nutrita dall’uomo. Per questo va sempre spiazzata». «Hanno ancora senso gli steccati fra le forme d’arte?» si è chiesto Marco Balich, tra i più apprezzati creatori di supereventi al mondo: per lui «la cultura si propaga nel futuro quando è in grado di emozionarci».

«Il futuro è già qui» mette in guardia Peter Florence, fondatore dell’Hay Festival, celebrata kermesse letteraria britannica, che ha ricordato il successo del festival di Mantova; per Giordano Bruno Guerri, presidente del Vittoriale (oltre 303mila visitatori nel 2025), «c’è troppa paura del futuro: la tecnologia non deve spaventare, la sfida è usarla correttamente». Originale la prospettiva di Franco Arminio sul ruolo culturale dei paesi, comunità uniche in Italia, mentre il regista Damiano Michieletto è tornato all’etimo: «L’idea di cultura rimanda a coltivare, avere cura. Bisogna prendersi il tempo di farlo e apprezzarne la fatica». Per il sociologo Paolo Crepet la cultura «è innanzitutto fragilità: parte da angosce, ansie, paure. Mi spaventa chi non le ha». Comunque la si guardi, la cultura è un bene prezioso. L’unico, osservava Gadamer, che se diviso fra tanti anziché diminuire aumenta.