“Choko per me era tutto, e me l’hanno uccisa”. È una storia di dolore e rabbia quella che arriva da Mestre, dove una bassotta di appena tre mesi ha perso la vita dopo essere stata travolta da un monopattino elettrico sul quale viaggiavano due giovanissimi. Una tragedia consumatasi lunedì pomeriggio, intorno alle 14.30, nel parco tra via Costa e via Aleardi. I due ragazzi – apparentemente nordafricani, secondo il racconto della proprietaria - si sarebbero allontanati senza nemmeno fermarsi a verificare le conseguenze dell’impatto.
La giovane stava approfittando della pausa pranzo per portare a spasso Choko, adottata appena un mese prima. La cagnolina giocava con un bastoncino quando è arrivato il monopattino. “Mi sono accucciata per farle una carezza e, proprio in quel momento, un ragazzino a bordo di un monopattino elettrico è passato con la ruota anteriore sopra il guinzaglio”, ha raccontato al Gazzettino. La cucciola è stata violentemente strattonata e la ruota posteriore le ha schiacciato il collo. Nell’impatto anche la proprietaria è finita a terra. Due passanti hanno soccorso la ragazza, disperata, con la cagnolina agonizzante tra le braccia. La corsa alla clinica veterinaria San Francesco non è servita a nulla: Choko era già morta.
Non è la prima volta che giovanissimi finiscono al centro di episodi di violenza contro i cani. Episodi differenti, certo, ma che impongono di interrogarsi anche sull’intenzionalità di determinati comportamenti. E non si può ignorare neppure un elemento culturale: in diverse interpretazioni tradizionali dell’Islam, i cani sono considerati animali impuri, soprattutto dal punto di vista rituale. Sia chiaro: nel caso di Mestre non ci sono al momento elementi sufficienti per affermare che l’investimento sia stato deliberato. Resta però il comportamento dei due giovani, che secondo la testimonianza sarebbero fuggiti senza prestare aiuto.
Per la proprietaria la perdita è ancora più dolorosa. Dopo alcune aggressioni subite da lei e dal padre, e la recente morte della madre, aveva deciso di adottare Choko proprio per ritrovare un po’ di serenità e superare la paura di uscire di casa. “Ora ho il cuore a pezzi e sono più terrorizzata di prima”, ha confessato.
La speranza è che i responsabili vengano identificati. La giovane li descrive come due ragazzini, forse minorenni, senza casco, a bordo dello stesso monopattino e, come già evidenziato in precedenza, apparentemente di origine nordafricana. Il punto, adesso, è rintracciarli e chiarire fino in fondo la dinamica di una morte che non può essere liquidata con indifferenza.
