Leggi il settimanale
Aggiornato alle ore 10:58
Cronaca locale

Via Stresa, il giudice: “Nessun complotto. Tutti gli imputati erano in buona fede”

Per il Tribunale, che ha assolto costruttori ed ex funzionari comunali, non ci sono prove di un accordo illecito

Tutti impauriti. Ogni firma diventa un reato

Non ci sono prove «a sostegno della tesi del complotto o di un possibile accordo criminoso tra gli operatori economici e i professionisti e i funzionari comunali, come pugnacemente ritenuto dalla Procura, per ottenere un titolo abilitativo illegittimo» per costruire l’edificio: così scrive il giudice della Settima sezione penale, Paola Braggion, nelle motivazioni della prima sentenza in un processo sull’urbanistica, quella sul caso della Torre Milano di via Stresa. Il 16 giugno scorso il Tribunale ha assolto tutti e otto gli imputati, tra costruttori, progettista, ex dirigenti e funzionari del Comune, «perché il fatto non costituisce reato», dalle accuse di abuso edilizio e lottizzazione abusiva.

Per il giudice, è «evidente» che la condotta degli imputati non è stata «il frutto di un accordo criminoso volto a eludere le norme edilizie ed urbanistiche in materia» e l’impianto accusatorio è «rimasto indimostrato». Ancora: non è stato «certamente» dimostrato «che al fine di ottenere l’assenso all’intervento» e di «ottenere i titoli abitativi alla

costruzione di Torre Milano, vi sia stato un accordo illecito tra costruttori e funzionari, volto a trovare interpretazioni di comodo» alle norme o a «formare atti amministrativi illegittimi». Non solo. Gli imputati hanno agito, «pensando di operare in conformità del Pgt» e «della legge regionale, in linea con la giurisprudenza amministrativa e i pareri dell’Avvocatura comunale, essendo sorto solo dopo il 2023 il contrasto interpretativo» tra le diverse norme, mentre Torre Milano è stata realizzata prima del 2022. Dunque almeno fino al 2023, per la Corte, erano tutti in buona fede.

Nelle 119 pagine di motivazioni, a proposito della buona fede, il giudice precisa come non si possa stabilire che costruttore e progettista abbiano voluto violare le norme, «per il solo fatto di essersi avvantaggiati del sistema vigente, non essendo stata dimostrata la piena consapevolezza da parte loro della illiceità del titolo ottenuto». Questo perché «è stato lo stesso Comune, interlocutore istituzionale qualificato e competente, a ingenerare in loro la legittima convinzione della conformità del loro operato». E lo «stesso vale per i funzionari del Comune che si sono

sempre mossi nella assoluta convinzione circa la piena corrispondenza del proprio operato al diritto e alle consolidate interpretazioni normative». Il pm, Marina Petruzzella, aveva chiesto otto condanne fino a due anni e quattro mesi di reclusione e la confisca del grattacielo. Mentre per la Corte, l’edificio non ha tolto il sole e la vista ai vicini: «Le condizioni di soleggiamento devono ritenersi adeguate». E neppure i costruttori hanno «beneficiato di sconti impropri o di oneri di urbanizzazione» sottostimati. Ammessa semmai una «grande incertezza interpretativa» sulle questioni affrontate. A giugno sono stati assolti, tra gli altri, gli ex dirigenti comunali, Giovanni Oggioni e Franco Zinna, e i costruttori Stefano e Carlo Rusconi. Tra i difensori, gli avvocati Brambilla Pisoni, Tizzoni, Diodà, Bencini, Moramarco, Limentani, Bono e Mangiarotti.

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.