«Mario Calabresi in campo è una buona notizia ma non so se possa mettere d’accordo tutti, decideranno i partiti». L’ex direttore de La Stampa e la Repubblica ha dichiarato mercoledì sera, alla Festa dell’Unità a Vizzolo Predabissi, la disponibilità a correre come candidato sindaco del centrosinistra e Beppe Sala sceglie la linea della prudenza. Si sono visti a Palazzo Marino il giorno dopo. «É in gioco, penso sia una buona notizia, però è chiaro che nessuno sa oggi quale sarà il metodo con cui si selezionerà il futuro candidato» sottolinea Sala, invitando la coalizione a sciogliere velocemente il nodo «primarie sì o primarie no». Da «elettore del Pd - spiega - mi piacerebbe che si capisse tutto ciò a settembre: si fanno, se sì, più o meno quando e con quale metodo. I partiti a settembre si riuniscano e chiariscano». Ribadisce in anticipo che andrebbe «a votare ma senza dire per chi, non mi sembra giusto supportare qualcuno». Anche se tra i nomi ci sono pure la vice Anna Scavuzzo e l’assessore (e fedelissimo) Emmanuel Conte. A chi gli chiede se la figura di Calabresi possa ricompattare la maggioranza che lo sostiene ora e che va da Avs ad Azione (che ha guardato al centrodestra più che al campo largo finchè tra i papabili c’era l’economista Carlo Cottarelli e ora tifa Calabresi senza primarie) Sala risponde cauto: «Mah, non lo so, è chiaro che questa è una riflessione che devono fare appunto tutti i partiti perché è evidente che tra i centristi e chi sta più a sinistra c’è sempre difficoltà, quindi non so se Calabresi può mettere d’accordo tutti». Sull’approdo di Futuro Nazionale in Consiglio, con l’adesione dell’ex capogruppo di Forza Italia Luca Bernardo, dice: «Siamo in democrazia, sono lontano anni luce delle loro idee ma siamo in democrazia e non mi spingerei mai a dire che temo l’ingresso in Consiglio. Vedremo chi candideranno, forse attraverso questa mossa si capirà se il centrodestra andrà unito alle elezioni o no, riservandosi di riunirsi al secondo turno. Vannacci dice che presenterà il nome prima delle vacanze, vediamo, magari è Bernardo stesso». Ha già definito Milano la città più pericolosa d’Italia. «Se Vannacci può dare una risposta concreta ben venga, bisogna capire tra le dichiarazioni e la capacità di fare le cose dove sta la differenza» ribatte.
C’è un passaggio sulla scelta del candidato che Sala puntualizza. «Si può continuare a dire ci sono le primarie, a meno che si trovi qualcuno prima oppure ci riuniamo per trovare qualcuno, altrimenti si fanno le primarie. La seconda mostrerebbe volontà di andare su un nome comune, non è semplicissimo». E, data la premessa, anche Sala sembra difficile che su Calabresi si possa trovare convergenza fuori dai gazebo. «É complicato» ripetono varie fonti. Ad oggi si prospetterebbero primarie a nove: Calabresi, il capogruppo regionale del Pd Pierfrancesco Majorino, Scavuzzo, Conte, gli attivisti Tommaso Goisis e Carlotta Cossutta, il dem Lorenzo Pacini, un nome di Iv e uno dei 5 Stelle (tra i più papabili Gianni Barbacetto). Calabresi è direttore e ceo di Chora Media e azionista di Be Water, la holding che controlla (tra le altre) Chora media e Will e ha ricevuto milioni dalla società Tether. Il ceo è Paolo Ardoino, «amico di Trump» come sintetizzano M5S e dem per esprimere i malumori interni. Stefano Buffagni (M5S) due giorni fa ha precisato che «su Calabresi non abbiamo preclusioni, fermo restando che andranno sistemati eventuali conflitti di interesse». Calabresi avrebbe fatto un passo avanti nel momento in cui ha preso quota l’ipotesi di Umberto Ambrosoli come nome del campo largo senza primarie. Ma anche qui, è tutt’altro che unitario. I 5 Stelle sono pronti alle barricate, c’è chi ricorda che perse contro Maroni alle Regionali «nel momento di picco più basso del centrodestra» e con facendo campagna serrata anti M5S». Dopo 3 anni ha l’istituzione in cui era stato eletto «per andare a dirigere una banca». Anche qui: è complicato.
