A pensar male si fa peccato, diceva un presidente del Consiglio tanti anni fa ma il sospetto è che Milano sia diventata ormai un modello ambientalista di metropoli soprattutto «fiscale». Dove con imposte, multe, aree B, C, Ztl, varchi, telecamere, divieti per Euro 0, 1, 2, ingressi contingentati, abbonamenti ed altre complicazioni si tenda a scoraggiare pratiche dannose per l’ambiente ma soprattutto a trarne guadagno. Non è per essere maliziosi o diffidenti ma ogniqualvolta questa giunta «orgogliosamente green» affronta o panifica interventi legati all’ambiente sembra sempre di trovarsi di fronte ad un bel libro dei sogni. Si prenda il nuovo Piano del Verde. Piano che dovrebbe occuparsi, tra le altre cose, di alcune emergenze ambientali che in queste settimane di caldo estremo sono drammaticamente diventate d’attualità: isole di calore, scarsità di zone verdi, manutenzione dei parchi. E si potrebbe continuare. E invece? Invece ciò che verrà, ma in realtà non verrà perchè il piano arriverà in consiglio quando mancheranno pochi mesi alla fine del mandato, dovrebbe riguardare la ormai eterna riapertura dei Navigli, i corridoi ecologici, la resilienza degli alberi, la depavimentazione dove è ancora possibile tagliare posti auto. Suggestioni che fanno tanto «green» ma cozzano contro una realtà di sfalci dell’erba nelle aiuole, di manutenzioni necessarie, di potature di alberi secolari, di piantumazioni che lasciano il tempo che trovano. «Milano non è verde ma grigia...» protestavano poco meno di un mese fa davanti a Palazzo Marino i comitati civici ambientalisti. «Fuoco amico» su una giunta green che sul verde chiuderà il suo bilancio in «rosso».

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