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Cronaca nera

Bianca, le cure “fuffa” e l’illusione nata da un film

I viaggi in Messico da 300mila euro e la cura screditata dalla comunità scientifica

Carabinieri del Nucleo Investigativo e Polizia Mortuaria davanti all'appartamento nel quartiere Pietralata dove sono state trovate senza vita tre persone, Roma, 31 agosto 2026. ANSA/RICCARDO ANTIMIANI

Hanno riposto tutte le loro speranze (e risparmi) nelle cure di un neuroscienziato messicano. Luca Abbasciano e Valentina Pambianco hanno inseguito quello che secondo loro era il bene massimo per la figlia Bianca, 5 anni, affetta da una grave disabilità cerebrale. E quando si sono resi conto che a nulla sarebbe servita quella terapia, hanno deciso di farla finita.

Resta un dubbio enorme attorno a questa storia di disperazione: come hanno potuto credere così tanto in un trattamento su cui la comunità scientifica internazionale esprime forti dubbi? Per spendere 300mila euro e affrontare tre viaggi in Messico, fino alla clinica di Monterrey, si saranno pur informati. Chi li ha illusi? Le ricerche si concentrano sui cellulari della coppia, per capire se in qualche modo siano stati manipolati. Ma può anche essere che i due genitori si siano fatti suggestionare da un film che Netflix propone dal gennaio del 2025 e che circola come un oracolo tra le famiglie italiane, tanto che molte hanno indetto raccolte di fondi collettive pur di affrontare i viaggi della speranza: si tratta di «I due emisferi di Lucca», pellicola commovente che racconta la storia vera della giornalista Bárbara Anderson e del suo viaggio in India alla ricerca di una cura sperimentale per il figlio Lucca. E lì si parla del dispositivo Cytotron, lo stesso a cui si sono affidati Valentina e Luca per Bianca nei loro trasferimenti in Messico. «Funziona» sostengono molte famiglie. E il dottore del centro messicano, il medico/imprenditore José Roberto Trujillo, vanta un dottorato di ricerca ad Harvard. Ma basta una semplice ricerca su Google per renderesi conto che qualcosa non quadra sul dispositivo Cytotron (o Neurocytotron) utilizzato alla NeuroCytonix di Trujillo. Il macchinario utilizza campi elettromagnetici a debole frequenza e radiofrequenze, ma non esistono prove indipendenti o pubblicate su riviste scientifiche che ne certifichino l’effettiva validità terapeutica per gravi patologie neurologiche o neurodegenerative. Pur disponendo di autorizzazioni locali o registrazioni di sicurezza basilari (come l’ok dell’autorità messicana Cofepris per specifici protocolli di studio o designazioni di dispositivo innovativo in contesti ristretti), il trattamento non è riconosciuto come cura standard dalle principali agenzie regolatorie globali (come la Fda statunitense o l’Ema europea). Per di più nel 2021 l’ospedale pediatrico Gomez ha interrotto l’utilizzo del macchinario a partire dal 2021.

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