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Cronaca nera

La webcam e il coltello nei bagni: sventato un altro assalto alla prof

Un 14enne di origini marocchine stava per aggredire l’insegnante: scoperto da un compagno. Polemica su social e metal detector. Ma Valditara: “In 4 mesi 300 controlli fuori dalle scuole”

L'istituto comprensivo Nicotera-Costabile di Lamezia Terme, dove un minore aveva pianificato un'aggressione con un coltello ad una docente. Il ragazzo � stato fermato dai carabinieri, 23 settembre 2026. ANSA/ANTONIO CANNONE

«Non è mai stato un ragazzo problematico, mai avuto avvisaglie» è sconvolta la preside. Però a 14 anni ha nascosto il coltello nei bagni della scuola e stava pianificando gli ultimi dettagli per aggredire la prof e organizzare la diretta Telegram: i suoi cinque minuti di celebrità con gli «amici» di community collegati da vari paesi.

All’istituto comprensivo «Nicotera-Costabile» di Lamezia Terme la tragedia non si è consumata per un soffio. Un ragazzino di origini marocchine era a un passo dalla sua missione punitiva contro la docente che lo aveva bocciato. Ma il suo piano è stato scoperto da un compagno che, insospettito, ha avvisato i carabinieri. Altrimenti avremmo dovuto raccontare una storia clone a quella di Centocelle di pochi giorni fa, dove uno studente delle medie ha assalito l’insegnante con coltello e webcam accesa. Le analogie tra i due casi sono inquietanti: anche lo studente di Lamezia Terme aveva pubblicato le immagini dell’arma, dell’elmetto. Anche lui aveva i «soci» (tutti minorenni) pronti a glorificarlo in diretta web, uno collegato dalla Russia.

Sicurezza a scuola, disagio giovanile, prevenzione, odio che scorre senza filtro su web. I temi che questa storia scoperchia sono enormi. Si riapre anche la questione dei metal detector: come è possibile che un ragazzo riesca a entrare a scuola con un coltello nascosto nello zaino? Progressivamente gli istituti si stanno attrezzando per garantire più controlli. «La circolare firmata con il ministro Piantedosi ha portato a circa 300 interventi in quattro mesi, con il sequestro di numerose armi improprie, tra cui machete, coltelli, pistole ad aria compressa e altre armi» fa il punto il ministro all’Istruzione Giuseppe Valditara.

Si riapre la piaga dell’accesso ai social, in attesa del divieto al di sotto dei 15 anni. « Non possiamo controllare i nostri figli nella vita reale e poi lasciarli liberi e soprattutto soli in quella virtuale, che spesso è molto più pericolosa» interviene la leghista Simona Loizzo, commissione Cultura.

Oltre a carabinieri e controlli, nelle scuole «serve dare ascolto ai ragazzi» interviene Federico Tonioni, psichiatra e responsabile del Centro per il cyberbullismo e la psicopatologia web-mediata del Policlinico Agostino Gemelli di Roma. «I ragazzi oggi - prosegue l’esperto - vivono nella dicotomia tra ricerca di popolarità e senso della vergogna, circondati da schermi portatili e interattivi. Nascono con l’idea che lo smartphone sia parte della loro vita. Le mamme spesso allattano con il cellulare in mano; spesso a portare i bambini sui social sono i genitori, che ne postano le foto. Ci sono state nuove forme di assenza genitoriale di cui non ci siamo accorti».

Da gestire c’è anche il rischio di emulazione. E a sollevare il dubbio è proprio la professoressa Isabella Marsilio, che lo scorso venerdì è stata accoltellata da uno studente a Roma. «Il ragazzo di Lamezia - ragiona - può aver visionato anche tutto il filmato della preparazione della mia aggressione». Più che le indagini «è ora fondamentale la fase di monitoraggio: il fenomeno del cybergrooming riguarda una fascia di età tra i 12 e i 16 anni: i ragazzini vengono avvicinati usando i loro interessi come il gaming, per poi portarli in gruppi diversi che diventano più chiusi e lì iniziare a indottrinarli» spiega Cristano Liggeri, direttore III divisione Servizio Polizia Postale.

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