Tre ore di autopsia e un primo esito che andrà confermato. Un solo proiettile avrebbe ucciso Gjovalin Lazri, 36 anni di origini albanesi, uno dei ladri che stavano cercando di entrare nella proprietà in ristrutturazione, a Baldissero d’Alba, di Roberto Mollo, ora indagato per omicidio volontario dalla Procura di Asti. Sarà cruciale il sopralluogo degli esperti sulla scena per incrociare i primi esiti dell’autopsia con la possibile dinamica degli spari.
Mollo ha spiegato di aver sparato nel buio, dopo aver urlato dal balcone al primo piano della cascina. Il corpo della vittima è stato trovato a una trentina di metri di distanza. Il proiettile potrebbe averlo colpito alla spalla e al collo. Sarà cruciale l’analisi autoptica completa per capire se sia stato raggiunto dai colpi, sparati da Mollo con la sua pistola regolarmente detenuta, mentre era in fuga o se mentre si stava girando. Sarebbe questa l’ipotesi degli inquirenti. Non si esclude neanche un colpo di rimbalzo. La risposta sarà decisiva anche per la posizione di Mollo, che ha detto di aver sparato «per paura», per chiarire si sia trattato di legittima difesa.
Il Tg1 ha diffuso l’audio della sua confusa chiamata al 112 alle 2:17 del 20 settembre. «Ho ferito un ladro, non so se è morto. Ho avuto paura, ho fatto da solo, avevo la pistola. Forse c’è una persona a terra, non so se è morto. Son disperato, mi ha preso paura, mi stava girando in casa. Mi sono armato, mi sono difeso». E ancora: «Io sono qua, c’ho una terra... Sono disperato: mi ha preso paura mi stava girando in casa». Poi la telefonata passa ai carabinieri: «Ho avuto i ladri in casa, io sono armato, mi sono difeso. Forse c’è una persona a terra non o se è morto, guardi proprio cosa dire. Questo qua incappucciato, è chiuso eran fuori nel cortile io gli ho sparato perché mi son spaventato».
Gli specialisti depositeranno le loro conclusioni fra 60 giorni, e andranno lette insieme con la consulenza balistica. C’è poi l’altro elemento al vaglio di chi indaga. E cioè se Mollo abbia sparato nel buio, come ha dichiarato, o verso i fasci di luce delle torce dei ladri. I complici di Lazri devono ancora essere individuati. «Mio figlio - ha detto la compagna a Repubblica - non ha più un padre e io sono distrutta dal dolore. Deve venire tutta la verità, chiedo solo che la giustizia faccia il suo corso. Sentiamo e leggiamo tante cose, ma io voglio dire che non esistono persone buone e cattive. Persone che meritano di morire o altre che fanno bene a sparare». Nel passato del 36enne ci sono vari precedenti. Anche per rapina.
