Quante ce ne saranno a Roma di microcar di colore nero lucido? La capitale ha il primato nazionale per diffusione delle macchinette che si guidano senza patente, ma è auspicabile che le forze dell’ordine riescano quanto prima a identificare i responsabili della feroce aggressione avvenuta nel quartiere Monteverde. Il crimine, perché di questo si tratta in quanto la vittima è ricoverata in terapia intensiva, è solo uno dei 3 episodi accaduti nella stessa zona in 24 ore. Stessa dinamica dove l’ignaro passante, a piedi o in bicicletta o in monopattino, viene affiancato da una microcar dalla quale, all’improvviso, spunta dal finestrino una gamba che gli sferra un violento calcio. Gli inquirenti, pur sospettando si tratti di una mutazione patogena della challenge knockout game, cara ai giovani che per svagarsi un po’arrivano alle spalle di uno sconosciuto per dargli un cazzotto in faccia e scappare via, hanno comunque aperto un fascicolo per tentato omicidio. E ora: al bando i genitori elicottero con i loro «sono bravi ragazzi/non potevano immaginare/ è solo una bravata /colpa dei social/ la macchinina gliel’abbiamo regalata perché è meno pericolosa del motorino e poi se piove almeno non si bagna». Inoltre: interdizione alle frotte di psicologi-opinionisti a gettone sermoneggianti di «la violenza dei ragazzi nasconde situazioni difficili/ l’aggressività è funzionale all’adolescente che messo in discussione dalla società e dalle istituzioni riconferma se stesso con l’azione fisica/i ragazzi si impongono sulla scena con la prevaricazione del più debole». Tutto ciò è interessantissimo, ma l’aver deciso di partecipare a una challenge del genere non può e non deve essere un alibi. Quelli della microcar nera, quelli forse oggi impauriti e turbati rintanati nella loro cameretta con la macchina nascosta in garage, dovranno pagare per le proprie azioni, anche se era «solo un gioco».
