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Cronaca nera

Decapitati a Mirandola, fermato il figlio. “È stato lui”

Sarebbe stato il figlio ad uccidere, legandoli e decapitandoli, la madre e il compagno di una vita, l’uomo con cui anche lui era cresciuto

Nella combo, Daniele Tavoni, 55 anni, sottoposto a fermo poich� principale sospettato del duplice omicidio avvenuto nel tardo pomeriggio di ieri della madre Vincenza Giannini, 74 anni, e del marito di lei, l'83enne Pier Ferdinando Casari, e l'abitazione a Mirandola dove sono stati ritrovati i corpi, 16 ottobre 2026 ANSA / Francesco Vecchi e Instagram / Daniele Tavoni +++ ATTENZIONE: L'ANSA NON POSSIEDE I DIRITTI DI QUESTA FOTO CHE NON PUO' ESSERE PUBBLICATA SENZA L'AUTORIZZAZIONE DELLA FONTE DI ORIGINE CUI SI RINVIA +++ NPK +++

Sarebbe stato lui. Sarebbe stato il figlio ad uccidere, legandoli e decapitandoli, la madre e il compagno di una vita, l’uomo con cui anche lui era cresciuto. A Mirandola, nel modenese, l’orrore del duplice omicidio sembra circoscriversi all’interno delle mura di quella casa, dove le surfinie rosa non venivano più innaffiate da giorni, «ma Vincenza non l’avrebbe mai permesso», dicono ora i vicini. Vincenza Giannini, 74 anni, originaria della Puglia, viveva qui da quando aveva incontrato Pierferdinando Casari, 82 anni. «Entrambi in pensione, lei conosciutissima per il suo lavoro», 30 anni alla Haemotronic, azienda leader nel settore dei componenti medicali. Con loro era cresciuto il figlio di lei, Daniele Tavoni, 54 anni. Si era sposato, ha anche un figlio, ma il divorzio lo aveva

prostrato. Tornato a vivere con i genitori, in un paio di locali sul retro di quel casale nelle campagne della Bassa, da tempo non lavorava, se non saltuariamente. Da giovedì notte è nel carcere di Modena, con l’accusa di duplice omicidio aggravato. Per ora non ha risposto agli inquirenti. Non ha dato spiegazione alle molte tracce ematiche e ad alcuni oggetti ritrovati nei locali dove abitava e che, per le forze dell’ordine, sono compatibili con l’uccisione dei genitori.

Ora si indaga sul passato e su alcuni conflitti per ragioni economiche. Emergono anche alcuni problemi di salute mentale che avrebbero portato Tavoni all’attenzione dei servizi sociali. Gli ultimi contatti risalgono al 2019, mentre, più recentemente, avrebbe rifiutato di riprendere il percorso di cura. «Introverso, taciturno», le amiche di Vincenza hanno le ansie della mamma per quel figlio. Agghiacciante la scena: la luce del salotto era accesa. Vincenza e Pierferdinando erano morti, riversi a terra e legati, con ferite al collo e alla testa, così pesanti da far scrivere nel referto «decapitati». Il figlio era seduto nel suo salotto quasi stranito, accanto al suo pastore maremmano, immediatamente preso in consegna dai volontari del canile che ora, invece, stanno cercando Perla e Leon i gatti a cui la coppa era molto affezionata. Su un lato della casa quei fiori, ormai quasi secchi, ma ordinatissimi, sul retro, l’altro volto di quella famiglia, con gli oggetti di Daniele, dalle chitarre agli arnesi, accatastati, senza ordine. Come la sua vita.

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