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Cronaca nera

Ex moglie troppo lenta a scrivere Marocchino la picchia in Duomo

L’uomo aveva chiesto al ghisa un’indicazione e la donna non era stata veloce nel prendere appunti così è stata presa a schiaffi. Gli agenti lo hanno bloccato e poi sono scattate le manette

Controlli L'uomo era già noto per condotte violente

Esiste una categoria di uomini per i quali il tempo di una donna è sempre, per definizione, tempo sottratto a loro. Lo è quando lei parla, quando esita, quando sbaglia strada. E lo è, abbiamo scoperto martedì, persino quando trascrive con diligenza un’indicazione stradale.

Mezzogiorno e venticinque, piazza Duomo, a due passi dal Museo del Novecento. Un uomo di 53 anni, di origine marocchina, e la sua ex moglie, italiana, si avvicinano a un agente della Polizia locale in servizio sul sagrato. Chiedono come arrivare da qualche parte: il gesto più innocuo che esista, quello di turisti spaesati e milanesi distratti. L’agente risponde. Lei prende nota. E qui il cronometro interiore di lui, evidentemente tarato su standard tutti suoi, scatta. Troppo lenta. Così le molla un colpo violento in faccia.

Davanti all’agente. In divisa. A un metro di distanza.

Viviamo in un’epoca in cui tutto accade davanti a un pubblico, e c’è chi il pubblico se lo sceglie con cura. Lui ha scelto il peggiore possibile: un pubblico ufficiale. Non per esibizionismo, temiamo, ma per qualcosa di più banale e più spaventoso, cioè l’abitudine. Chi alza le mani davanti a un poliziotto non sta perdendo il controllo, sta mostrando come funziona la sua normalità. Gli agenti intervengono all’istante, lo bloccano e lo immobilizzano prima che possa continuare a colpire.

Poi arrivano gli accertamenti, che come spesso accade raccontano la storia vera. I due avevano divorziato nel 2023 e proprio per le condotte violente di lui. «Ex», dunque. Un prefisso che dovrebbe sancire la fine di qualcosa e che invece, in troppe vicende, segna solo un cambio di stato civile per la stessa paura. Il divorzio è un atto giuridico; liberarsi davvero di qualcuno è un’altra faccenda, molto più lunga.

Il pm di turno, Alfonso Serritiello, non ha avuto bisogno di troppe spiegazioni e non ha avuto dubbi sul da farsi. Una pericolosità manifestata senza imbarazzo sotto gli occhi delle forze dell’ordine, più gli episodi di violenza emersi prima e dopo la separazione, e il quadro è completo: arresto per maltrattamenti in famiglia. L’uomo è stato portato a San Vittore e lì aspetta l’interrogatorio di convalida davanti al giudice per le indagini preliminari.

E lì, possiamo scommetterci, nessuno gli chiederà indicazioni. E dove, per una volta, a dover aspettare sarà lui.