Quattro punti di sutura alla tempia, il volto ferito e una prognosi di 14 giorni. È finita così la passeggiata di Susanna Susi Rimessi, 59 anni, uscita la sera del 16 agosto con il cane Simba lungo via Somalia, a Portomaggiore (Ferrara). Una strada pubblica che - secondo quanto denunciato dalla donna ai carabinieri - un uomo di origini marocchine avrebbe preteso di trasformare in una zona vietata agli animali, considerati «impuri» dalla religione islamica.
Residente a Milano ma tornata a Portomaggiore per assistere la madre malata e la sorella, Rimessi ha risposto ricordando una regola elementare: siamo in Italia e la strada appartiene a tutti. A quel punto, mentre riprendeva la scena con il telefonino, l’uomo l’avrebbe colpita alla testa con un oggetto contundente. La sequenza è racchiusa in un video di poco più di un minuto, riporta Il Resto del Carlino. L’uomo porta un braccio dietro la schiena, si sente un colpo secco e l’inquadratura si capovolge. La 59enne finisce a terra. Il referto parla di «ferita alla regione sopraccigliare destra in aggressione opera terzi». La donna ha presentato due denunce. Esiste anche una querela nei suoi confronti, depositata dall’uomo indicato come aggressore, secondo il quale una bambina sarebbe rimasta ferita. Spetterà ai carabinieri ricostruire la dinamica, ma un dato è documentato: Rimessi è stata colpita ed è finita al pronto soccorso.
Il caso è arrivato in Parlamento con un’interrogazione del deputato di FdI Mauro Malaguti. Questa sera, alle 19.30, è in programma in via Somalia una passeggiata di solidarietà. I cittadini attraverseranno la zona con i cani al guinzaglio per riaffermare che in Italia nessun precetto religioso può trasformarsi in un divieto imposto agli altri.
L’iniziativa sostenuta da FdI nasce «anche dalla necessità di riportare al centro del dibattito pubblico un principio che riteniamo non negoziabile: in Italia esiste un solo ordinamento giuridico, quello della nostra Nazione», la sottolineatura del senatore meloniano Alberto Balboni: «Non Ape è un caso isolato, ormai è sempre più evidente un tentativo di islamizzazione violento per imporre la Sharia in Italia, a discapito delle nostra cultura, della sicurezza dei cittadini e della nostra identità».
Più prudente il sindaco Dario Bernardi: «Nessuna giustificazione per la violenza - la posizione del primo cittadino eletto con il Pd - ma venga accertata la verità dei fatti. Mi sta a cuore la pace sociale perché è il primo dovere che ho e devo mantenere». Formula impeccabile per non prendere posizione. Nessuno pretende che il sindaco si sostituisca ai magistrati. Ma condannare senza esitazioni la violenza subita da una donna non significa emettere una sentenza. È il solito cortocircuito della sinistra: quando l’aggressore è straniero e sullo sfondo compare l’islam, la fermezza lascia spazio alle cautele e ai distinguo. La giustizia farà il proprio corso. La politica dovrebbe intanto ricordare che via Somalia è una strada italiana. E che Susanna e Simba hanno tutto il diritto di percorrerla.
