Un’aggressione durata pochi minuti, il ragazzo violento messo in fuga da un residente, l’arresto lampo della polizia. E poi la scarcerazione, arrivata nel giro di pochi giorni. È lo schema che si ripete a Imperia, dove un giovane di 19 anni, fermato il 27 agosto scorso dalla squadra mobile, è stato rimesso in libertà e collocato ai domiciliari dal giudice per le indagini preliminari. Il caso, denunciato dalla senatrice di Italia Viva Daniela Sbrollini, capogruppo in commissione Femminicidio, riaccende un dibattito che negli ultimi giorni ha già investito un episodio simile avvenuto a Torino.
La notte della festa
I fatti risalgono alla notte tra il 22 e il 23 agosto, al termine della Notte Bianca che aveva animato il centro di Imperia. Due amiche stavano rientrando a piedi quando un giovane, secondo la ricostruzione degli investigatori, avrebbe iniziato a seguirle lungo il tragitto. Una volta che una delle due si è allontanata per fare rientro da sola, l’uomo l’avrebbe raggiunta alle spalle, gettandola a terra nel tentativo di abusarne. Le urla della vittima hanno attirato l’attenzione di un residente che, affacciatosi al balcone, ha allertato il 112 e intimato all’aggressore di allontanarsi, mettendolo in fuga. Grazie alla testimonianza della ragazza e alle immagini delle telecamere di videosorveglianza cittadina, gli agenti della questura sono riusciti a identificare e fermare il presunto responsabile in meno di 24 ore.
La scarcerazione e il “pentimento”
Nonostante la gravità del quadro accusatorio, il giudice non ha convalidato il fermo, disponendo per il diciannovenne la misura, meno restrittiva, degli arresti domiciliari. A pesare, secondo quanto riferito dalla senatrice Sbrollini, sarebbe stato anche l’atteggiamento del giovane, che si sarebbe mostrato pentito dell’accaduto. Una motivazione che la parlamentare definisce inaccettabile, sottolineando come dovrebbero essere piuttosto la giovane età della vittima e la natura del reato a orientare le decisioni cautelari, in un momento in cui, ha osservato, ingenti risorse pubbliche vengono investite nella prevenzione della violenza di genere.
Il precedente di Torino
Il caso ligure arriva a pochissimi giorni da una vicenda che ha sollevato un clamore ancora maggiore. A Torino, il gestore quarantaduenne di un minimarket nel quartiere Madonna di Campagna è stato arrestato con l’accusa di aver abusato di una tredicenne tra gli scaffali del negozio, dopo aver molestato, circa quaranta minuti prima, un’altra cliente adulta nello stesso locale. L’intera vicenda sarebbe stata ripresa dalle telecamere di sicurezza dell’esercizio. Anche in quel caso il gip ha disposto la scarcerazione dopo due sole notti di detenzione, richiamando nella propria valutazione la cosiddetta “resipiscenza”, ovvero il ravvedimento manifestato dall’uomo durante l’udienza di convalida. Il pubblico ministero titolare dell’inchiesta si era invece espresso per il mantenimento della misura cautelare, segnalando il concreto rischio di reiterazione del reato.
Le reazioni politiche
La sequenza dei due episodi ha prodotto una mobilitazione trasversale. Il ministro della Giustizia Carlo Nordio, pur ribadendo di non poter interferire con l’autonomia della magistratura, ha disposto l’invio di ispettori ministeriali al Tribunale di Torino per acquisire elementi di valutazione sulla vicenda, definita di eccezionale allarme sociale. Sul fronte politico, esponenti di Fratelli d’Italia hanno organizzato un presidio davanti alla questura torinese, mentre una nota firmata da diversi parlamentari del Partito democratico della commissione Femminicidio ha annunciato un’interrogazione parlamentare. Posizioni più dure sono arrivate dalla Lega, che ha rilanciato la propria proposta sulla castrazione chimica, mentre i deputati di Futuro Nazionale hanno condannato duramente la decisione di scarcerare l’uomo. La senatrice di Italia Viva Raffaella Paita ha parlato di una scelta vergognosa. Sul caso di Imperia, la senatrice Sbrollini ha collegato i due episodi come sintomo di un medesimo problema, quello di un sistema giudiziario che, a suo giudizio, rischia di vanificare gli sforzi compiuti sul fronte della prevenzione.
Il nodo giuridico
Al di là delle polemiche politiche, i due casi riportano al centro del dibattito i criteri con cui i giudici per le indagini preliminari valutano le esigenze cautelari nei reati di violenza sessuale: da un lato la gravità indiziaria e il rischio di reiterazione, dall’altro elementi come l’assenza di precedenti penali, la collaborazione con gli inquirenti e le dichiarazioni di resipiscenza rese in udienza. Un equilibrio che, nei casi di Imperia e Torino, ha portato a decisioni di segno opposto rispetto alle richieste delle rispettive procure, riaprendo la discussione su un tema - la tutela delle vittime minorenni di violenza sessuale - che negli ultimi anni è tornato più volte al centro dell’agenda pubblica.