Maltrattava la compagna da oltre un anno, con botte, violenze e un controllo quasi completo su ciò che lei faceva. La donna alla fine l’ha denunciato, nonostante la paura, e la polizia locale lo ha arrestato. Il gip ha disposto per l’uomo, un italiano di 39 anni, la misura cautelare del carcere. La cella, infatti, è stata giudicata l’unica misura adatta per evitare guai maggiori alla vittima.
L’ordinanza del giudice, emessa per l’accusa di maltrattamenti sulla compagna convivente, è stata eseguita dai vigili venerdì. Tutto è partito dal racconto che la donna ha fatto agli operatori dell’ospedale che l’hanno assistita. Da qui è scattata l’indagine della polizia locale, che ha ricostruito i mesi di violenze subite dalla donna. In ospedale la vittima si è confidata e ha raccontato di essere vittima da tempo delle sopraffazioni fisiche e psicologiche inflitte dal partner. È quindi partita la segnalazione dei soprusi alle forze dell’ordine.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori della Locale lungo l’inchiesta, dall’inizio del 2025 l’uomo, M.P., avrebbe inflitto alla compagna ripetute aggressioni, insultandola, colpendola con pugni, schiaffi e persino testate. L’indagato avrebbe inoltre esercitato un controllo costante sulla vittima, limitandone i rapporti con l’esterno, controllandone il telefono e il portafogli, sostituendole il cellulare con un altro dispositivo che gli ha permesso di monitorarne le comunicazioni. Infine gestendone direttamente anche le risorse economiche. La vittima non era libera in alcuna situazione. Tra gli episodi contestati ci sono due fatti particolarmente gravi: il lancio di un vaso di fiori che avrebbe colpito la donna alla testa durante una lite tra i due e il caffè rovesciato addosso alla compagna, semplicemente perché stava parlando con una vicina di casa.
Durante le indagini la vittima ha riferito di avere molta paura del compagno, motivo per cui tra l’altro non aveva ancora trovato il coraggio di denunciarlo. Temeva per la propria incolumità e per questo è stata collocata in una struttura protetta: non c’era altro modo di tenerla al sicuro. Il gip ha disposto la custodia cautelare in carcere, ritenendo concreto il pericolo di reiterazione dei reati e non adeguate misure meno afflittive, come ad esempio gli arresti domiciliari. L’uomo quindi dopo l’arresto è stato portato in cella.
