Come pr, ha organizzato serate per anni, il 38enne che i social conoscono come «andrea_lista_tdk_milano_». Serate con drink scontati, ingresso a 15 euro, ragazze giovanissime da portare al privé. Ora la Procura di Milano gli contesta una violenza sessuale, e il giudice per le indagini preliminari Giulia D’Antoni gli ha applicato gli arresti domiciliari. A casa sua, a Busto Garolfo. Il particolare più curioso, nell’ordinanza che ha portato ai domiciliari l’egiziano Yaser Mamon Abd Elmanam, non è la violenza in sé. È il modo in cui i carabinieri della stazione Porta Garibaldi lo hanno stanato: un bacio. Rosso, tatuato sul collo, notato da tre ragazze diverse la stessa notte, e mai dimenticato.
Tutto comincia il 16 agosto, discoteca Hollywood di corso Como, quella con il privé e i drink a 15 euro incluso l’ingresso. La vittima, 19 anni, viene avvicinata dall’uomo vicino alla console. Lui offre da bere, la porta nel privé, poi fuori, nel retro del locale, in una nicchia sotto le scale d’ingresso. Lì, dice l’accusa, abusa di lei approfittando del suo stato di ubriachezza. Non è un dettaglio da poco: sarà proprio l’alterazione alcolica, secondo il gip D’Antoni, a configurare l’«induzione» prevista dal 609 bis.
La ragazza, sentita dai carabinieri, non ricorda il nome dell’uomo. Ricorda il tatuaggio. Lo stesso segno particolare lo nota l’amica che era con lei quella sera, Martina, e lo conferma un’altra ragazza, arrivata poi ad avvertire una pattuglia di passaggio. Tre testimonianze, un solo dettaglio in comune: quel bacio rosso sul collo.
Da qui il lavoro, tutt’altro che casuale, degli investigatori dell’Arma: risalire a un nome utente Instagram quello con cui le due amiche avevano prenotato l’ingresso in discoteca e scorrere i contenuti pubblicati. Tra le foto, un video datato ottobre 2023. Un uomo, il tatuaggio al collo, gli stessi tratti del racconto delle ragazze. Il profilo è proprio «andrea_lista_tdk_milano_»: frequentatore assiduo di locali notturni, organizzatore di serate, di lavoro stabile nemmeno l’ombra. Le sue entrate, scrivono gli inquirenti, sembrano arrivare proprio da lì: dalle serate che organizza, dalle ragazze che convince a entrare al privé.
A incastrarlo definitivamente sono le telecamere del locale: undici video, orari alla mano, che raccontano la stessa sequenza riferita dalla vittima, minuto per minuto, fino alla porta antincendio che si muove due volte nell’orario incompatibile con qualunque altra spiegazione. Sia la ragazza sia l’amica, messe di fronte all’album fotografico, lo riconoscono senza esitazioni.
