La discussione in casa, la lite che degenera in un’aggressione sul balcone, la fuga di lei con la figlia di un anno in braccio, il suicidio di lui. Tragedia, ieri mattina, nel quartiere Barriera di Milano, alla periferia nord di Torino. Un uomo italiano di 37 anni si è buttato dal decimo piano del condominio dove viveva, in via Cervinio 42, dopo aver cercato di uccidere la compagna. Lei, 31 anni, sta bene, perché è riuscita a scappare e a rifugiarsi dai vicini insieme alla bambina.
Il tentanto omicidio e il successivo suicidio è avvenuto intorno alle 11 di domenica. «Abbiamo sentito le urla, poi un tonfo», raccontano alcuni residenti del palazzo. Il dramma era ormai compiuto. Poco prima il 37enne aveva litigato con la convivente per questioni legate alla gestione della figlia. Da qualche tempo, racconta chi li conosce, i due erano in crisi. Avevano qualche problema familiare, ma nulla di particolarmente grave. Tanto che non c’erano mai state segnalazioni alle forze dell’ordine da parte della donna, nessuna denuncia per violenze o maltrattamenti. Ieri intorno alle 11, invece, la litigata è degenerata. I vicini hanno sentito le urla provenire dall’interno dell’appartamento, dove c’era anche la figlia. Poi la discussione è continuata sul balcone. Qui l’uomo avrebbe messo le mani al collo della compagna, cercando di strangolarla e di buttarla di sotto. Ma lei sarebbe riuscita a sottrarsi alla presa. Cadendo a terra avrebbe sbattuto la testa e perso momentaneamente i sensi. Quando si è risvegliata ha preso la bambina ed è scappata via correndo a perdifiato, cercando di portare in salvo la piccola. Scesa al piano terra ha cominciato a suonare ai citofoni chiedendo aiuto ai residenti: «Aiutatemi, vuole ammazzarmi». Finché non ha trovato rifugio dagli inquilini di un civico vicino, che hanno chiamato il 112. Quando i carabinieri sono arrivati il 37enne si era già buttato dal balcone. Rimasto solo in casa l’uomo ha preso una sedia e si è lanciato dal decimo piano della palazzina, mentre i vicini che hanno assistito alla scena cercavano di farlo desistere. È probabile che siano stati i sensi di colpa per aver aggredito la compagna a spingerlo al gesto estremo. «Mi stringeva le mani intorno al collo, non riuscivo a respirare, poi mi ha dato delle botte in testa», ha raccontato la donna agli inquirenti. La madre e la bambina stanno bene, la 31enne è sconvolta per il trauma subito.
