Parte questa mattina la videoispezione da parte dei tecnici della Cap, l’azienda che si occupa dei lavori nella rete fognaria nel Milanese, di tutte le fognature del comune di Magenta. L’obiettivo è individuare l’esatto tombino attraverso il quale è stata scaricata la sostanza oleosa che ha alimentato la chiazza di 28 chilometri che ha invaso il Naviglio Grande fino ad arrivare alla Darsena di Milano.
Che così siano andate le cose, cioè che si sia trattato di un gesto doloso (o di una grave negligenza), sembra ormai l’ipotesi più probabile. Scartata invece la pista dell’incidente o di una tubatura rotta. E la Procura di Milano aprirà formalmente già nelle prossime ore un fascicolo per il reato di inquinamento ambientale, doloso o colposo, di cui si occuperà il Dipartimento reati ambientali guidato dall’aggiunto Paolo Ielo. Gli operatori della Cap, che per primi durante alcuni lavori di manutenzione si sono accorti dello sversamento nella zona di Ponte Vecchio, frazione di Magenta, hanno già risalito il tratto fognario dal Naviglio fino al paese e hanno notato che c’è un tombino a monte dal quale i canali sono puliti, mentre a valle si trova il liquido inquinante. Resta da capire da quale delle due diramazioni ai lati della griglia già individuata sia partito tutto. Poi gli inquirenti potranno setacciare le eventuali telecamere di sorveglianza della zona, per capire chi abbia smaltito illegalmente nelle fogne il grosso carico di idrocarburi, forse rifiuti industriali.
Lo spiega il sindaco Luca Del Gobbo che abita proprio a Ponte Vecchio e che venerdì pomeriggio è arrivato sul posto in pochi minuti, dando l’allarme e avvisando subito la Prefettura. Da qui l’attivazione tempestiva del dispositivo di emergenza che ha permesso di tamponare almeno in parte i danni, che potevano essere anche maggiori. In queste ore sono intervenuti per le indagini anche i carabinieri della Compagnia di Magenta.
Intanto la situazione nel Naviglio Grande migliora. Ieri mattina i tecnici di Città metropolitana hanno sostituito i pannelli assorbenti posizionati lungo il corso d’acqua subito dopo la scoperta della macchia con quelli nuovi. Il punto più critico rimane il tratto in corrispondenza di Robecco e riguarda la Roggia Soncina, dove si è accumulato il materiale della prima fase dell’intervento, che ora deve essere smaltito. La Roggia è stata chiusa, ma ci sono infiltrazioni e acqua stagnante che generano odori sgradevoli. Città metropolitana e Consorzio Villoresi procederanno subito alla bonifica.
