Un operaio di 48 anni è morto ieri mentre svuotava il solaio di un edificio rurale in una frazione di Robecco sul Naviglio (Milano). L’uomo sarebbe precipitato da un’ altezza di circa otto metri. Illeso l’altro operaio che, insieme alla vittima, stava partecipando alle operazioni di svuotamento. Sul posto, insieme al personale del 118, i vigili del fuoco di Legnano e Abbiategrasso, che hanno provveduto a mettere in sicurezza l’area. Sulla dinamica dell’incidente indagano carabinieri e polizia locale. Il segretario della Cgil Maurizio Landini, a margine delle celebrazioni dei 120 anni della Cgil del Teatro alla Scala, ha commentato l’incidente di Robecco sul Naviglio con queste parole: «Siamo di fronte a una strage». E poi: «So che stanotte è morto anche un lavoratore alla Fincantieri ad Ancona - ha aggiunto -. Stiamo parlando di persone che spesso lavorano in aziende, in appalto, in subappalto: è questo modello di fare impresa che va fermato. È un modello che uccide perché considera che anche se uno muore se ne trova un altro che lo sostituisce. La morte è considerata un costo di questo sistema, non è più accettabile. Bisogna bloccare questa cosa e investire seriamente sulla formazione e sulla prevenzione. È il momento di fare le assunzioni degli ispettori per il lavoro, di fare quelle cose che non stanno facendo». Sull’incidente è intervenuta anche Elly Schlein, presente anche lei alla Scala.
La segretaria del Pd ha ribadito che essendo la nostra «una Repubblica fondata sul lavoro, non possiamo accettare che si continui a morire di lavoro o di stage» e questo «vuol dire investire di più e fare di più sul tema della sicurezza sul lavoro, che passa dal responsabilizzare le aziende, al formare lavoratori, all’usare le nuove tecnologie per rendere più sicuri gli ambienti e dal contrastare la logica del subappalto a cascata che rende il lavoro meno sicuro e il lavoratore ricattabile». Le segreterie lombarde di Cgil Ticino Olona, Cisl e Uil hanno aggiunto: «Non possiamo più accettare che uscire di casa per guadagnarsi da vivere si trasformi in una condanna a morte. In attesa di capire l’esatta dinamica dei fatti, ribadiamo che cadere da un tetto o da un solaio nel 2026 è inaccettabile: la prevenzione e la formazione sulla sicurezza non possono essere considerate un costo o un orpello burocratico, ma devono essere il prerequisito assoluto di ogni cantiere».
