Tensioni nella notte a Torino durante il corteo pro Pal partito dal Campus Einaudi, dove nel pomeriggio è stato organizzato l’incontro “A tre anni dal 7 ottobre - La fine del Genocidio è la fine del Sionismo” da parte del Cua, di Torino per Gaza e da altre sigle. Il corteo non era stato preavvisato ma le forze dell’ordine erano comunque schierate in città per prevenire eventuali problemi, che sono stati, infatti, bloccati sul nascere. I manifestanti sono stati bloccati dagli sbarramenti delle forze dell’ordine e dopo circa un’ora di confronto sono stati lanciati alcuni oggetti e una torcia da segnalazione contro gli agenti e la polizia ha risposto usando l’idrante. Il corteo era formato da 200 persone, e man mano si è sciolto annunciando un nuovo appuntamento per il corteo regionale di sabato.
Il corteo di Torino è stato bloccato una prima volta in via Farini. I manifestanti hanno quindi invertito il percorso, e i pro Pal erano ripartiti nella direzione opposta, tornando verso lungo Dora Siena. Qui sono stati nuovamente fermati dagli sbarramenti delle forze dell’ordine che sono riusciti a bloccarli per circa un’ora. In testa al corteo lo striscione “Contro ogni genocidio. Contro ogni guerra. Ora e sempre Resistenza”. Non si sono registrati contatti fisici tra le forze dell’ordine e i manifestanti, tutto si è esaurito rapidamente anche perché il contingente di antagonisti non era particolarmente numeroso. La grande manifestazione, quella che desta maggiori preoccupazioni per l’ordine pubblico, è in programma il prossimo 10 ottobre, sabato, quando sono state convocate circa 50 piazze in tutta Italia, di cui alcune si preannunciano particolarmente partecipate.
Torino, Bologna e Roma sono le città dove l’attenzione è più alta ma la diffusione delle convocazioni è tale che potrebbe esserci un decentramento delle frange violente, con spostamento dell’attenzione sulle piazze in cui il rischio di scontri è sulla carta inferiore come previsione. “Facciamo come in Francia” è lo slogan che sta riecheggiando tra i banchi delle scuole e delle università dove si sta preparando la piazza di sabato e se questi sono i presupposti, l’ipotesi che lo scontro possa essere violento non può che essere concreta.
