Incastrati da una videochiamata della mamma. Perché dietro alla scomparsa delle due sorelle di 12 e 16 anni scappate due settimane fa da una casa-famiglia di Civitella Alfedena, in provincia dell'Aquila, c'era la donna, Valentina D'Acunto, che fin da subito era sembrata la chiave di tutto, con la complicità di una vasta rete familiare. Con lei sono stati arrestati con l'accusa di sequestro di persona, il suo compagno, Vincenzo Esposito, e il padre, Marco D'Acunto, il nonno della ragazze. Alisya e Sarah Di Giacinto erano in casa di una zia acquisita della madre, segregate in una stanza di un palazzo popolare a sud di Formia (Latina). È stato il procuratore di Sulmona, Luciano D'Angelo, ad illustrare i dettagli dell'operazione. «Una vicenda - chiarisce subito - che non ha nulla a che vedere con la criminalità, ma con un amore genitoriale malato, da parte di entrambi, un padre e una madre incapaci di fare qualcosa per le loro figlie in modo disinteressato. Queste ragazzine da quando avevano 6 e 3 anni non hanno avuto alcuno che si occupasse di loro».
Non un piano di fuga da sprovveduti, ma di alto livello, con corresponsabilità varie tra i familiari della madre, alla quale era stata tolta la responsabilità genitoriale, restituita poi solo al padre. Le sorelle erano trattenute in una stanza, con le serrande abbassate, uscivano solo per mangiare. Chiuse a chiave, potevano vedere solo la Tv. A badare a loro c'era una lontana parente della madre, una signora di 80 anni, Maria Sofia Di Russo, ora indagata. In pratica la madre delle bambine, che non vedeva da 13 anni, le ha imposto la presenza delle figlie e lei non se l'è sentita di «tradire la famiglia». I magistrati vogliono capire quanto fosse consapevole di quello che stava facendo. «Il giorno prima è venuta da me la mamma, il giorno successivo il nonno mi ha portato le bambine e ha riempito una camera di spesa. All'inizio non sapevo nulla, poi, guardando la televisione, ho capito che le stavano cercando», ha raccontato l'anziana a Rai News. Il piano di fuga dalla struttura dove le due sorelle erano ospitate da due anni, per le conseguenze della separazione conflittuale dei genitori, scatta alle due del mattino del 7 giugno. Durante il giorno erano uscite due volte, forse per accordarsi con il compagno della madre e il nonno. Sarebbero stati i due uomini ad aspettarle in paese, dopo che si sono calate da una finestra durante la notte, per portarle in macchina - sulla quale salgono volontariamente - a Formia, dall'anziana parente. Dalla stanzetta dove sono state trovate domenica sera Alisya e Sarah non si sono mai mosse. La loro latitanza era stata organizzata nei dettagli: dalle dieci Sim acquistate a Napoli da un pachistano, da distribuire ai parenti interessati e alle ragazze, alle scorte di alimenti, anche per celiaci, destinati alla più piccola, il cui acquisto effettuato con una carta di credito era stato intercettato dagli inquirenti. Un grande lavoro di investigazione, quello della Procura di Sulmona, che aveva già attenzionato il posto dove poi sono state trovate le ragazze e anche una scheda telefonica intestata a un pachistano che faceva parte di un gruppo di altre schede attivate clandestinamente a Napoli un paio di giorni prima della scomparsa: 62 i telefoni sotto controllo. I pm avevano anche i profili psicologici delle persone coinvolte. Sapevano come si sapeva sarebbe mossa la mamma: una donna una abituata ad avere il controllo non sarebbe rimasta troppi giorni senza contattare le figlie.
È così che arriva la videochiamata intercettata, che porta al blitz. Quando i carabinieri entrano nella stanza le sorelle non sembrano contente di vederli. Ci vuole un'ora prima che escano: «Vogliamo stare con la mamma».