La (brutta) tentazione di vivere senza anziani

È il primo effetto che già si profila per il dopo-virus: nella fase due di contenimento della pandemia arriva la discriminazione per età

È il primo effetto che già si profila per il dopo-virus: nella fase due di contenimento della pandemia arriva la discriminazione per età. Discriminazione, si intende, in senso etimologico, visto che in latino la parola discrimen ha una connotazione neutra: vuole dire separare, distinguere e si presta quindi ad allargare il suo significato fino a coprire l'azione di chi separa per proteggere.

Jean-François Delfraissy, consulente scientifico del presidente francese Emmanuel Macron, l'ha detto ieri con chiarezza: il Paese va riaperto, ma anche nelle prossime settimane, forse nei prossimi mesi, ci saranno 18 milioni di persone che dovranno rimanere confinate.

Chi saranno i prescelti? «Le persone di età superiore a 65 o 70 anni», ha detto l'esperto. Non solo, a dirla tutta: «Ci saranno anche i giovani con patologie gravi e gli obesi», ha aggiunto. Ma la gran parte saranno, per l'appunto, i vecchietti, che ieri sono stati citati con parole consolatorie da Papa Bergoglio («sono le nostre radici, la nostra storia. Ci hanno dato la fede, la tradizione, il senso di appartenenza, un patria») e l'altro giorno, con toni tra il burocratico e il minaccioso, dalla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen: «Dovranno restare isolati per motivi di protezione almeno fino alla fine dell'anno».

«Senectus ipsa est morbus», dicevano i già citati latini. La vecchiaia stessa è una malattia. Da adesso in poi potrebbe diventare anche un impedimento legale. E l'Italia non fa eccezione. Non che da noi si sia capito dove il governo vuole andare a parare, ma l'idea di provvedimenti ad hoc circola. Filippo Anelli, presidente degli Ordini dei medici, che ha scritto con altri luminari una proposta per uscire dall'emergenza, ha chiarito che per lui, l'approccio anagrafico «è sbagliato e non risolutivo». Gli ha dato una mano, Raffaele Antonelli Incalzi, presidente della Società italiana di gerontologia. Interpellato dalla Stampa ha spezzato una lancia a favore degli «over»: «Se sono in buona salute, hanno un profilo di rischio inferiore a quello di un cinquantenne fumatore».

Ma una sfilza di giuristi e costituzionalisti hanno già dato il via libera con qualche condizione. Solo gli anziani chiusi in casa? Si può fare, per periodi limitati, con criteri di ragionevolezza, per un pericolo dimostrato con solide evidenza scientifiche.

Quanto alle cure, a chiudere il discorso basterebbe la dichiarazione del Comitato nazionale di bioetica, che ha detto di ritenere «eticamente immorale» ogni criterio di selezione, basato su «età, sesso, condizione e ruolo sociale, appartenenza etnica o disabilità». Princìpi, che appaiono immediatamente condivisibili. Ma evidentemente non dappertutto, se è vero quello che ha raccontato il sociologo Giuseppe De Rita. In Olanda, a chi ha più di 70 anni viene proposta la firma di una dichiarazione con cui l'interessato rinuncia alle cure se queste servono a una persona più giovane.

Un esempio ammirevole di prevalenza dell'interesse generale su quello del singolo individuo. Lo stesso atteggiamento di parecchi governi del Nord Europa («non ci fermiamo ma prepariamoci: molte famiglie perderanno i loro cari») che poi hanno cambiato, almeno in parte, idea. E che soprattutto si fa fatica a mantenere quando, al di là delle dichiarazioni di principio, si è direttamente coinvolti.

Negli Stati Uniti ha fatto rumore il caso del miliardario Rupert Murdoch, arrivato in salute a 89 anni: la sua televisione, Fox Tv, ha fino all'ultimo sostenuto le tesi del presidente Trump prima maniera: l'epidemia è solo un'influenza, i Paesi europei si sono spaventati per nulla, guai a fermare tutto e chiudersi in casa. Lui, che compiva gli anni a metà marzo, due giorni prima della festa in programma da tempo, ha annullato tutto. Da allora vive barricato nella splendida villa di Bel Air, in California, nessuno l'ha più visto in giro.

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Commenti

fifaus

Gio, 16/04/2020 - 18:07

Io sono un vecchio: sono nato mentre Milano subiva ancora i bombardamenti degli americani; ho subito la fame del dopoguerra; ho incominciato a lavorare a 15 anni e poi mi sono laureato sempre lavorando; ho prestato servizio militare e. in divisa, ho pure collaborato alle operazioni di soccorso durante l'alluvione del '66; come dirigente d'azienda ho gestito centinaia di persone; nel corso degli anni ho subito 4 furti in casa con rilevanti danni psicologici per mia moglie e con ingenti danni economici. Ho subito un ridimensionamento della pensione (che peraltro non è un obolo dello Stato).Posso affermare di aver contribuito a portare il mio Paese a diventare la 7 potenza. industriale. Ora continuo a stare bene fisicamente e non ho problemi cognitivi. Se questo è diventato un paese di vigliacchi e di cialtroni,NON accetterò mai di finire la mia vita da recluso: navigare necesse est, non vivere!