Caos procure, Palamara: "Davigo non ha seguito le procedure". Morra: "Ha fatto solo il nome di Ardita"

A "Non è l'Arena" Nicola Morra ha portato la sua testimonianza sugli atti di Piero Amara e Luca Palamara ha confermato una procedura non regolare di Davigo

Caos procure, Palamara: "Davigo non ha seguito le procedure". Morra: "Ha fatto solo il nome di Ardita"

La magistratura italiana è nel caos e dopo il caso Palamara è scoppiato il caso Davigo-Storari. La vicenda è quella dei verbali di Piero Amara, ex avvocato esterno di Eni, che racconta di una presunta loggia massonica "Ungheria". Per questo caso è indagato Paolo Storari, magistrato che ha consegnato i verbali a Piercamillo Davigo, sentito come testimone. Quegli stessi documenti che sono poi finiti ai giornalisti. Sono quattro le Procure attualmente coinvolte. A "Non è l'arena" Massimo Giletti ha approfondito il caso con Luca Palamara, Paolo Mieli e Sandra Amurri. Oltre ad aver raggiunto Davigo, Massimo Giletti ha portato in studio la testimonianza di Nicola Morra, presidente della Commissione antimafia, che ha dichiarato di aver preso visione degli atti per mano di Piercamillo Davigo.

La puntata è iniziata con il riascolto dell'audio di Nino Di Matteo, Consigliere del Csm che a Radio Radicale ha scoperchiato il vaso di Pandora sulla questione. "È notorio che a volte sono stato su posizione diversa rispetto a lui ma dimostra che chi non ha fatto parte delle correnti può diventare un valore aggiunto. Lui è andato fino in fondo per capire la verità", ha detto Luca Palamara in merito all'azione di Di Matteo.

Il discorso si è poi spostato sulle dichiarazioni fatte da Davigo a Piazzapulita, dove ha affermato che "qualunque strada formale avrebbe comportato il disvelamento di tutta la vicenda e quindi c'era la necessità di informare i componenti del comitato di presidenza". Una versione che non ha convinto il dottor Robledo che, sempre a Piazzapulita, ha mosso perplessità sulle affermazioni di Davigo: "Non è vero affatto che se avesse seguito le linee formali avrebbe disvelato". Intervenuto da Giletti, Luca Palamara ha confermato i dubbi di Robledo: "Ha ragione il dottor Robledo, è il percorso inverso rispetto a quanto detto da Davigo".

"Non poteva dirlo al suo procuratore con cui era in contrasto e la sede del procuratore generale era vacante. È stato portato in modo riservato, nell'unico modo in cui si poteva fare. La circolare considera circostanze normali e non drammatiche come questa. Una raccomandata avrebbe creato problemi di segretezza. Si è fatto quello che si doveva fatto. Discutere del contenitore e non del contenuto mi sembra fuorviante", ha detto Piercamillo Davigo ai microfoni di una giornalista di Non è l'arena.

Giletti ha ricordato che Davigo ha dichiarato a Piazzapulita di aver consegnato i verbali al vicepresidente del Csm David Ermini, dopo aver fatto cenno della situazione anche ad altri esponenti per "esigenze particolari". Ma Ermini ha negato tutto: "È falso che io abbia ricevuto informative, rapporti o note scritte dall'allora consigliere Piercamillo Davigo. Smentisco che io mi feci portatore di ringraziamenti o indicazioni da parte del presidente della Repubblica".

Da Massimo Giletti è intervenuto anche Nicola Morra, che quei verbali coperti dal segreto li ha visti, come dichiarato da lui stesso: "A seguito della notizia della rottura nel gruppo Autonomia e indipendenza, per mia iniziativa ho cercato di ragionare con il dottor Davigo e il dottor Ardita al fine di ricomporre un quadro che politicamente mi sembrava convincente, perché doveva eradicare il sistema correntizio. Per questo motivo ho chiesto udienza a Davigo, ma non è un segreto che io lo ritenessi una figura importante. Ho notato che nei confronti del dottor Ardita c'era diffidenza e chiusura".

Il presidente della Commissione antimafia ha poi proseguito: "Io sono stato invitato dal dottor Davigo a uscire dal suo studio, perché me l'ha mostrato nella tromba delle scale a Palazzo Marescialli (sede del Csm, ndr). Questo è un Paese in cui i trojan funzionano a intermittenza. Mi è stato mostrato un faldone di carte senza grafia manuale, non ricordo di aver visto firme a margine. Ho letto solo il nome del dottor Ardita perché noi si stava ragionando della possibilità di riavviare un dialogo. A tutela della stessa operatività della commissione, Davigo ha ritenuto opportuno mettermi a conoscenza". Nicola Morra non ricorda con esattezza quando ha preso visione di questi documenti e si difende dall'accusa di non aver parlato prima: "Ricordo che faceva molto caldo, non so se fosse giugno o luglio. So cos'è la riservatezza, da cittadino attendo che con celerità certe indagini si chiudano".

I verbali segreti ai giornalisti sarebbero stati diffusi dalla funzionaria del Csm, Marcella Contrafatto, segretaria di Piercamillo Davigo. Massimo Gallo, compagno della funzioniaria ed ex magistrato, ha poi dichiarato: "Io non mi faccio idee, sono ipotesi investigative. Siccome è sottoposta al vaglio dalla magistratura, sarà la magistratura ad accertare".