Chi mette in ginocchio la Lombardia

A pensar male degli altri si fa peccato, ma spesso ci si indovina. Pessimismo attribuito ad Andreotti, ma che pare risalga a Papa Pio XI

Chi mette in ginocchio la Lombardia

A pensar male degli altri si fa peccato, ma spesso ci si indovina. Pessimismo attribuito ad Andreotti, ma che pare risalga a Papa Pio XI. Non volendo affrontare qui il tema morale, ci sono invece svariate ragioni per pensar male sulla Lombardia zona rossa. Con un maquillage temporale sui dati, buona la penultima settimana e non l'ultima, il governo condanna a un lockdown di fatto la regione più produttiva d'Italia. E anche quella più colpita dalla pandemia, con un terzo delle vittime dell'intera popolazione. E perché mai allora non aiutarla, senza stare tutti i giorni a sottolineare gli errori, che pure ci soni stati e che hanno causato un rimpasto vigoroso in Regione, con l'arrivo di una big come la Moratti, storia e capacità manageriali indiscusse. Con il Covid l'ansia anti-casta va in biblioteca e, se togliamo il rigore facile del referendum estivo, la gente quando si parla di vita o di morte, del corpo e del portafoglio, ha voglia di competenza. Tutte le querelle del passato, al netto delle inchieste sulle Rsa che faranno il loro corso, ora contano poco rispetto al piano vaccinale e alle scelte che si fanno per ridare linfa al tessuto delle piccole e medie imprese lacerato dal virus. Alberoni, pochi giorni fa, parlava su questo Giornale della questione settentrionale, della difficoltà degli imprenditori di fronte a una furibonda trasformazione tecnologica. La pandemia è stata una «disruption», un passaggio scioccante dall'analogico al digitale. Se a questo si aggiungono i danni delle chiusure prolungate, è evidente che la politica non può lasciare sole le persone e le imprese. Quella locale si è mossa. Quella nazionale continua a bastonare con severità. E con malizia, perché un'altra occasione come questa per indebolire il serbatoio elettorale e antropologico della Lega non si ripresenta facilmente. Non parliamo della Milano ricca e borghese del centro, ma della Lombardia, il territorio italiano che più assomiglia all'Europa. Chiudere sempre di più, ovvero destabilizzare il tessuto sociale sempre di più. La scusa è il contagio, ma se giriamo la maschera troviamo il volto che angoscia chi gestisce il potere: Salvini. Tutti sanno che se si votasse fra un mese diventerebbe Presidente del Consiglio. E allora via, ce n'è per tutti pur di scavallare le urne, e mentre si corteggiano i costruttori, con inversione semantica, si «sfascia» la Lombardia. Zona rossa, ma non quella della vergogna.

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