Il braccio di ferro di 2/3 settimane: così l'organismo vince il virus

L’unico strumento per sconfiggere il nuovo coronavirus è l’organismo del soggetto infetto. Quando la situazione migliora l’infezione si attenua e il polmone del paziente infetto ricomincia progressivamente a riprendere le sue funzioni basilari

Nella maggior parte dei casi il nuovo coronavirus si risolve fortunatamente con la guarigione. Certo, questo traguardo non viene raggiunto da tutti allo stesso modo né con gli stessi tempi.

Molto dipende da come reagisce al virus il sistema immunitario del paziente colpito dal Covid-19. Nei casi in cui l’agente esterno crea meno danni, il soggetto mostrerà soltanto alcuni lievi sintomi simili a quelli dell’influenza, come la tosse, il mal di gola e la febbre. Ma se la situazione è grave, il discorso cambia: quando il virus lascia le vie aeree per penetrare nei polmoni, si crea una pericolosa infezione che può portare il paziente fino al decesso.

Talvolta le persone infette vengono ricoverate nei reparti di terapia intensiva, gli stessi che in questi giorni sono al collasso per l’elevato afflusso di persone in condizioni più o meno critiche. Da questo punto di vista somministrare ossigeno con apposite mascherine, caschi, intubazione o anche attingendo alla ventilazione meccanica, non cura l’infezione.

Le tecniche appena citate, sottolinea Repubblica, aiutano soltanto il corpo del paziente contagiato a ricevere ossigeno e quindi a sopravvivere durante la battaglia che si sta combattendo nel suo corpo tra gli anticorpi prodotti dal sistema immunitario e il virus.

La via della guarigione

Senza farmaci ad hoc o vaccini, l’unico strumento per sconfiggere il nuovo coronavirus è l’organismo del soggetto infetto. Quanto può durare la battaglia? Dipende. Non c’è alcun tempo prestabilito. Solitamente il testa a testa tra buoni e cattivi può durare dalle due alle tre settimane.

A un certo punto, se la situazione migliora, l’infezione si attenua e il polmone ricomincia progressivamente a riprendere le sue funzioni basilari. A questo punto i medici riducono la pressione dell’aria insufflata dai ventilatori meccanici e anche la percentuale di ossigeno somministrato.

Una volta arrivati fin qui la guarigione è davvero dietro l’angolo. Nel giro di pochi giorni il polmone torna a essere autonomo. Bisogna solo aspettare che i suoi muscoli completino qualche altra giornata di riabilitazione.

Si definisce clinicamente guarito da Covid-19 – si legge sul sito del ministero della Salute - un paziente che, dopo aver presentato manifestazioni cliniche (febbre, rinite, tosse, mal di gola, eventualmente dispnea e, nei casi più gravi, polmonite con insufficienza respiratoria) associate all’infezione virologicamente documentata da SARS-CoV-2, diventa asintomatico per risoluzione della sintomatologia clinica presentata. Il soggetto clinicamente guarito può risultare ancora positivo al test per la ricerca di SARS-CoV-2. Il paziente guarito è colui il quale risolve i sintomi dell’infezione da Covid-19 e che risulta negativo in due test consecutivi, effettuati a distanza di 24 ore uno dall’altro, per la ricerca di SARS-CoV-2”.

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