Epidemia oscura in Lombardia: così il coronavirus si è diffuso

Un dossier della task force di regione Lombardia parla di 1200 lombardi positivi prima del Paziente 1 di Codogno. Così il coronavirus si è diffuso tra la provincia di Milano e quella di Lodi

Epidemia oscura in Lombardia: così il coronavirus si è diffuso

Mentre ci avviciniamo a piccoli passi verso la Fase 2, al via da lunedì 4 maggio, si continua cercare di capire come sia nata la pandemia, come si sia diffusa in Italia e, ovviamente, come trovare un vaccino che funzioni contro il coronavirus.

In questi giorni ha fatto giustamente scalpore un dossier, reso noto dal Corriere della Sera, della task force di regione Lombardia, che di fatto parla di 1.200 lombardi positivi al Covid-19 già a gennaio e di un virus che inizia a circolare a Milano nell’ultima settimana di quel mese. Solo il 21 febbraio arriverà il cosiddetto Paziente 1 di Codogno, in provincia di Lodi, primo focolaio d’Italia riconosciuto insieme a quello veneto di Vo’ Euganeo (Padova).

Gli esperti stanno cercando di ricostruire la fase oscura, o meglio sconosciuta dell’epidemia-pandemia in Lombardia e in Italia: è fondamentale comprendere cosa sia successo per farsi trovare più pronti in futuro contro un possibile ritorno del virus.

C’è un vero e proprio momento sconosciuto dell’epidemia di Sars-Cov-2 e sempre secondo quel dossier lombardo i primi malati in regione risalirebbero al 1 5 gennaio nei comuni di Arese e Cornegliano Laudense, il primo in provincia di Milano e il secondo in quella di Lodi. Insomma, sarebbero questi, in realtà, i primi luoghi in cui il virus è arrivato in Italia e da lì si è diffuso in tutto lo Stivale, colpendo soprattutto – come noto – le regioni del Settentrione.

Ma com’è stata possibile questa ricostruzione di tecnici ed epidemiologi? Dopo il Paziente 1 di Codogno sia partita la massiccia operazione di tracciamento degli spostamenti e dei contatti interpersonali, così da riuscire a individuare sulla mappa del territorio eventuali nuovi e ulteriori focolai. In questo modo, la task force – analizzando quasi 6mila casi – ha ricostruito a ritroso la sequenza cronologica e la cartina geografica del contagio.

Sempre il Corsera riporta le parole dell’epidemiologo Marcello Tirani, membro della task force lombarda che ha realizzato le mappe del contagio milanese, lodigiano e dunque lombardo: "Le mappe riportano i numeri assoluti dei contagi, col passare dei giorni evidenziano i cluster del contagio nella bassa Lodigiana, a Cremona e nella Bergamasca". Gli esperti, inoltre, hanno calcolato che ogni contagiato ha trasmesso il coronavirus, in media, a 2,3/3,1 persone.

Fondamentale, insomma, scavare a ritroso per trovare un modo ficcante nel presente e nel futuro per contenere il virus stesso, motivo per il quale gioverebbe e non certo poco riuscire a gettare un cono di luce fissa su quel momento sconosciuto e oscuro dell’epidemia, nel quale l’incubo coronavirus è iniziato, dando il "la" all’effetto a valanga.

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