Il gioco dei bimbi travestiti conquista le giunte rosse

Le "lezioni del rispetto" piacciono: dopo Trieste altri Comuni le chiedono per i loro asili. La scrittrice Tamaro: "Siamo al declino dell'educazione"

Il gioco dei bimbi travestiti conquista le giunte rosse

Il «gioco del rispetto» o del «gender» comincia a fare proseliti e, dopo Trieste, altri Comuni italiani avrebbero chiesto di importarlo negli asili delle loro città.

Per chi avesse perso la prima puntata della vicenda, la riassumiamo brevemente. Il Comune di Trieste ha introdotto nelle scuole materne un'iniziativa per sensibilizzare i piccoli sugli stereotipi di genere. Il «gioco» comincia con lo stimolare il pensiero critico (su bimbi da tre a cinque anni) «insinuando il dubbio sulle loro certezze» riguardo ai ruoli maschili e femminili, anche in famiglia. Poi si passa all'interruzione dei giochi spontanei, imponendo ai piccoli di invertire i ruoli, da maschile a femminile e viceversa. Il percorso didattico continua con la scoperta delle «differenze fisiche che caratterizzano maschio e femmina, in particolare nell'area genitale...», sottolineando che tali differenze non condizionano il loro modo di sentire e di comportarsi. Infine, ciliegina sulla torta, il travestimento per tutti, non finalizzato al puro divertimento ma alla riflessione sulla parità di genere.

Naturalmente l'iniziativa ha scatenato polemiche e proteste, cui la giunta di sinistra, guidata dal sindaco Roberto Cosolini, ha replicato affermando che «sono arrivate decine di richieste per esportare il gioco in altre città d'Italia». L'iniziativa è già stata presentata a Milano e la giunta Pisapia ha subito mostrato interesse, ovviamente, e nei prossimi giorni si riunirà per discutere l'eventuale introduzione nelle scuole. Il sindaco di Trieste, nel difendere il gioco, si è fatto forte dei «mi piace» sul suo profilo Facebook. «Ne ho ricevuti 1.100 - ha detto Cosolini - e solo 50 commenti negativi». Se fosse un social network a sancire la validità di un'iniziativa, saremmo a cavallo: il nostro articolo postato su Facebook ne ha avuti oltre 10mila. Ma qui non si tratta di numeri o di gradimento, ma del futuro dei nostri figli.

Non possiamo che sottoscrivere quanto ha affermato sul Corriere della Sera la scrittrice triestina Susanna Tamaro. «Abbiamo davvero bisogno di un programma che insegni ai bimbi le gioie del travestimento e alle bambine che possano aspirare ai mestieri da uomini, in tempi in cui Samantha Cristoforetti ci parla dallo spazio?». La Tamaro ha concluso con una riflessione amara. «Viene il sospetto che tutto questo febbrile desiderio di spingere i nostri ragazzi a conoscere la nomenclatura delle parti intime, il loro uso, declinato in infinite e variegate possibilità, sia in realtà collegato all'inarrestabile declino di quella che una volta veniva chiamata educazione. Non essendoci più l'educazione, non ci rimane che quella sessuale».

A noi non resta che aggiungere la nostra preoccupazione. Questo gioco pare un vero e proprio lavaggio del cervello, le cui conseguenze sono scientemente ignorate. Constatiamo ogni giorno che cosa accade nel mondo quando si cerca di condizionare la mente dei bambini, così ricettivi nell'età della crescita. Come fanno i signori della guerra in Africa, dove rubano l'infanzia ai piccoli, trasformandoli in bimbi-soldato. Certo, il paragone è volutamente esagerato, ma sovvertire per motivi ideologici la natura stessa di un essere umano è forse il cammino per il paradiso? Non siamo un mondo perfetto né una società perfetta e cercare di crearli senza tener conto delle diversità è soltanto velleità. Non siamo tutti uguali, anche se qualcuno non si vuole rassegnare. Al massimo potremo, e dovremo, avere gli stessi diritti e le stesse opportunità.