Propaganda il jihad sui social: fermata e liberata a Palermo

Aveva contatti con due foreign fighter e faceva propaganda per Al Qaeda. È imparentata con esponenti di una organizzazione terroristica coinvolta nell'attentato all'ambasciata americana in Libia nel 2012

Propaganda il jihad sui social: fermata e liberata a Palermo

Conduceva una vita normale Khadiga Shabbi, cittadina libica di 45 anni che viveva a Palermo e faceva un dottorato di ricerca in Scienze Economiche, Aziendali e Statistiche presso l'ateneo siciliano. Per la sua attività, riceveva anche un assegno di duemila euro al mese dall'ambasciata libica.

Khadiga, però, è stata fermata oggi dalla polizia, su ordine della Procura, per istigazione a commettere reati di terrorismo. Era infatti in contatto con diversi foreign fighters e faceva propaganda per Al Qaeda sul web.

I pm di Palermo le contestano l'istigazione a delinquere in materia di terrorismo aggravata dalla transnazionalità. Per mesi la polizia l'ha monitorata e, dopo alcune segnalazioni, accertando i suoi contatti con due foreign fighters, uno in Belgio, l'altro in Inghilterra, è stata fermata.

Tra le altre cose che le vengono imputate, la donna avrebbe anche cercato di pianificare l'arrivo in Italia di un suo cugino, poi morto in Libia in uno scontro a fuoco e avrebbe mandato diverse somme di denaro in Turchia. La ricercatrice sarebbe imparentata con esponenti di una organizzazione terroristica coinvolta nell'attentato all'ambasciata americana in Libia nel 2012 e avrebbe fatto propaganda sui social ad Al Qaeda.

Il gip di Palermo, Fernando Sestito, non ha però convalidato il fermo di Khadgia in quanto non sussisterebbe il pericolo di fuga, presupposto che autorizza il fermo.

Per il procuratore di Palermo, Francesco Lo Voi, "la misura è del tutto inadeguata alle esigenze cautelari e all'intensissima rete di rapporti intrattenuti dall'indagata, oltre che contraddittoria e contraria alla più recente giurisprudenza. Pertanto la impugneremo".

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