Profughi e migranti: due problemi diversi

La tragedia afghana ci offre lo spunto per una riflessione che dovrebbe essere condotta con una buona dose di pragmatismo e di realismo, senza dimenticare quello spirito umanitario che la nostra stessa Costituzione ci suggerisce

Profughi e migranti: due problemi diversi

La tragedia afghana ci offre lo spunto per una riflessione che dovrebbe essere condotta con una buona dose di pragmatismo e di realismo, senza dimenticare quello spirito umanitario che la nostra stessa Costituzione ci suggerisce di fronte ai profughi di guerra. È inutile addentrarsi nella solita disputa ideologica che contraddistingue ogni dibattito sull'immigrazione: in questa occasione non si può neppure immaginare di chiudere le nostre frontiere a chi fugge dall'Afghanistan. Per noi, infatti, non si tratta solo di un impegno solidale, ma di un dovere, accogliere attraverso i corridoi umanitari, e dare diritto di asilo - meglio nell'ambito di un piano europeo - ai profughi di guerra di un Paese verso il quale l'Occidente tutto ha mancato di parola. Disquisire su questo punto, come purtroppo avviene, è un errore, perché nessuno può assumersi la responsabilità di chiudere la porta in faccia a chi è in balia di un regime efferato, che non riconosce nessun diritto né agli uomini, né alle donne e che usa la prigionia, la tortura, le esecuzioni esemplari come strumento di Potere.

Un ragionamento semmai andrebbe fatto su come l'Italia gestisce il fenomeno migratorio (i numeri sono tornati preoccupanti) in tempi normali e non di tragedia. Cioè su come ci comportiamo con i cosiddetti migranti economici e, più in generale, con l'immigrazione clandestina. Questioni che, al di là di ogni ipocrisia, si legano a quella dei profughi di guerra: in un equilibrio mondiale caratterizzato da guerre asimmetriche e da conflitti regionali, infatti, spesso i due fenomeni si sommano. Solo negli ultimi anni abbiamo assistito ad ondate migratorie determinate dalle crisi in Siria, in Libia e ora in Afghanistan, per non contare le guerre dimenticate che costellano l'intera Africa. Ora, dato che il nostro Paese non può diventare la terra Promessa per tutti, è necessario che si individuino delle regole nella gestione dei flussi migratori che fissino quote e priorità stringenti nell'accoglienza. Se non si fosse obnubilati dall'ideologia, infatti, ci vorrebbe poco a capire che è difficile fare fronte ad un'emergenza migratoria (i profughi di guerra) se si è esposti perennemente (per i numeri) ad un'altra emergenza migratoria (i migranti economici): l'Italia non è nella possibilità di assorbire la somma dei due flussi contemporaneamente.

Ecco perché regolare i flussi, dire dei sì e dei no alle frontiere in tempi normali e contemporaneamente chiedere all'Europa in maniera più persuasiva di condividere il peso dell'accoglienza, ci permetterebbe di essere più disponibili nelle emergenze nei confronti di chi emigra non per il desiderio legittimo di migliorare la propria condizione sociale, ma addirittura perché vittima di persecuzioni e costretto a farlo per salvare la propria vita. Sarebbe puro buonsenso. Con buona pace dei sacerdoti del politicamente corretto, perché di questi tempi con la demagogia e con la retorica non si va da nessuna parte in un mondo complesso come l'attuale dove dei fanatici del Corano, residuo di un Medio Evo mai passato, sono riusciti a tenere in scacco per venti anni l'Occidente fino a costringerlo alla resa, ledendone l'immagine e l'onore.

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