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Cronache

Trieste, 29enne pakistana rifiuta il matrimonio combinato: “Vogliono tagliarmi la gola”

Arrivata a Trieste per un dottorato di ricerca, una 29enne pakistana rompe il silenzio e denuncia i familiari

Ex ambasciatore del Pakistan a Roma condannato per molestie sessuali

Mentre lei era impegnata negli studi in Italia, a migliaia di chilometri di distanza la macchina organizzativa del matrimonio si è già messa in moto. Tutto senza il suo consenso. Questa è la storia di una 29enne pakistana, che da due anni vive a Trieste, dove frequenta un dottorato.

Venuta a sapere ciò che era in serbo per lei, la giovane ha categoricamente rifiutato di tornare in patria e sposarsi. Del resto, non aveva nemmeno idea di chi fosse lo sposo. Un perfetto sconosciuto che la sua famiglia intendeva imporgli. Un uomo di cui non conosceva nemmeno il volto.

Ad essersi occupati del matrimonio al buio sono stati gli zii della ragazza, che non hanno accettato il “no” della 29enne. Stando a quanto raccontato dalla giovane a Il Piccolo, i due sono arrivati a minacciarla di morte. Tornando indietro nel tempo, c’è un passato di violenze fisiche e abusi psicologici. “I membri della mia famiglia materna hanno sempre cercato di controllare la mia vita e di impedirmi di studiare”, ha spiegato la 29enne. La svolta verso la libertà è arrivata solo grazie al supporto di un docente universitario, il cui aiuto ha permesso alla giovane di sottrarsi al controllo familiare e di trasferirsi a Trieste per proseguire gli studi. Tuttavia, la sua emancipazione è stata letta dai parenti come un intollerabile atto di ribellione. Una furia, quella dei familiari, che ha travolto anche chi ha tentato di proteggerla: quando gli zii hanno scoperto che la madre della studentessa aveva assecondato la sua partenza, l’hanno aggredita fisicamente stringendole le mani al collo. La loro rabbia si è riversata anche contro il nonno, picchiato e gettato a terra.

Adesso c’è tanta paura. “In Pakistan c’è il sistema delle caste: le unioni avvengono in ambito delle reti parentali e dei clan. Ciò non deriva dall’Islam ma da una forte tradizione sociale”, ha spiegato la ragazza. “Hanno detto che se mi rifiuto mi uccidono. Ti tagliano la gola, ti possono strangolare o ti avvelenano. Un’amica di una ragazza che conosco si è opposta al matrimonio perché amava un altro uomo... Le hanno tagliato la gola. Il rifiuto è considerato una vergogna per la famiglia, quindi vieni punita”.

Nonostante la paura, la 29enne guarda al domani con determinazione, forte della protezione trovata in Italia. A Trieste si sente finalmente al sicuro e ripone la massima fiducia nelle istituzioni e nelle tutele legali del nostro Paese. “Mi è stata proposta la possibilità di un dottorato in Canada o negli Usa. Sto valutando”, ha aggiunto. “Nel mio futuro mi piacerebbe sposarmi e avere dei figli, magari dei gemelli, ma ora sono concentrata sullo studio. Per superare i traumi subiti sto seguendo un percorso psicologico”, ha concluso.

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