Vaccini, addio alle fasce di rischio: si seguirà il "modello israeliano"

Cambia il piano per le somministrazioni dei vaccini. Via libera delle parti sociali per immunizzare i dipendenti nelle aziende

Vaccini, addio alle fasce di rischio: si seguirà il "modello israeliano"

Procede non troppo speditamente la campagna di vaccinazione in Italia. Ma una svolta potrebbe essere alle porte. Già nei giorni scorsi era stata avanzata la possibilità di impiegare buona parte dei 300mila volontari della Protezione civile nazionale nell'accelerazione del nuovo piano di immunizzazione che potrebbe scattare da fine marzo. Inoltre nella battaglia contro il nemico invisibile potrebbero essere coinvolti migliaia di medici e i sanitari aggiuntivi che andrebbero ad affiancare quelli delle Regioni. Il tutto per arrivare a moltiplicare per cinque l'attuale media di vaccini somministrati al giorno, con l'obiettivo a regime di riuscire a somministrare circa 600mila dosi ogni 24 ore. Un progetto ambizioso ma necessario soprattutto in considerazione del fatto che nelle ultime settimane nel nostro Paese il Covid sta avanzando in modo preoccupante.

Ma queste non sono le uniche novità. Perché altri interventi sono allo studio del generale Francesco Figliuolo, neo commissario all'emergenza, e del nuovo capo della Protezione civile, Fabrizio Curcio. Innanzitutto si vuole fermare la babele di regole regionali in modo da dare una linea unica da seguire. Ma per procedere spediti con il piano servono i vaccini. Intanto già oggi potrebbe arrivare il via libera dell'Aifa all'uso del vaccino di AstraZeneca anche per le persone tra i 65 e i 79 anni. Un elemento importante che aprirebbe la strada all'uso esteso alla terza età anche di quello in arrivo per fine mese di Johnson&Johnson. Molti puntano, in particolare, su quest’ultimo farmaco perché non ha bisogno il richiamo. Risparmio di tempo e di dosi, quindi. Ma non solo. Perché per conservare tale vaccino è sufficiente solo un frigorifero.

Con queste due armi, quindi, si conta di recuperare terreno rispetto alla partenza al rallentatore che fino ad oggi ha permesso di vaccinare, come ha evidenziato la Stampa, circa 740mila anziani nella fascia 65-79 anni sui circa 4 milioni e 800mila italiani ai quali almeno una dose è stata somministrata. Se tutto dovesse andare secondo i piani la campagna di vaccinazione potrebbe avere uno slancio da aprile in poi quando ai 3,8 milioni di fiale AstraZeneca se ne aggiungeranno le 7 milioni di Johnson&Johnson, in aggiunta alle circa 4 milioni di Pfizer e Moderna attesi per il prossimo mese.

Non è solo questa la novità del piano, sul quale ieri si è iniziato a discutere tra il ministro della Salute Roberto Speranza, il neo commissario all'emergenza Francesco Figliuolo, il nuovo capo della Protezione civile Fabrizio Curcio ed i vertici di Consiglio superiore di sanità, Iss, Aifa e Agenas. Come spiega ancora il quotidiano torinese questo incontro può essere considerato un po’ come una sorta di convocazione degli Stati generali in vista del vertice di oggi con le Regioni. A queste ultime verrà chiesto di uniformare le regole, soprattutto per quanto riguarda la chiamata al vaccino per categorie di lavoratori, anziani e meno anziani. A Figliuolo e Curcio non dispiace il cosiddetto "metodo israeliano": in pratica una volta vaccinati gli over 80 e i due milioni di malati considerati estremamente vulnerabili, si deve procedere alla chiamata per fasce di età.

Un netto cambio di passo rispetto a quanto stabilito nel Piano nazionale di due settimane fa che, invece, metteva in lista prima i malati cronici e le categorie di lavoratori più esposti a rischio Covid. Un meccanismo, questo, considerato troppo complesso e che, come ha affermato l'assessore laziale alla Sanità Alessio D'Amato, "lascia grandi spazi interpretativi e perciò rischia di fomentare l'italico vizio di trovare un canale preferenziale".

Intanto ai governatori verrà chiesto di attivarsi nel più breve tempo possibile per permettere a medici di famiglia e gli altri 15mila camici bianchi e infermieri di poter dare il loro contributo nella somministrazione di dosi di vaccino. Al momento in metà delle Regioni si devono ancora siglare gli accordi che vadano in questa direzione. Senza dimenticare che, come ha illustrato ancora la Stampa, dei 15mila vaccinatori ne sono stati assunti solo 1.750.

Ma in questo difficile quadro c’è una buona notizia. Ieri il governo ha incassato il via libera delle parti sociali ad utilizzare i medici aziendali per somministrare i vaccini sul posto di lavoro ai dipendenti più esposti al contagio. Con questa mossa si potrebbe alleggerire il peso che ora grava sui centri vaccinali. E la Lombardia sarebbe già pronta a percorrere questa strada.

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