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Cucina

Biscotti di plastica per Marte, ma nessuno li assaggia. Mi candido io per salvare la Terra

Un progetto promosso dalla NASA promette cibo alla plastica, si può davvero rendere la plastica commestibile quindi?

Biscotti alla plastia della Nasa

Io, nonostante tutto, nonostante gli ambientalisti, nonostante i sensi di colpa che ti fanno venire, sono sempre stato un fan della plastica. Anche nel cibo: adoro tutto ciò che è confezionato, adoro la confezione, non mi piace volare ma mi piace quando ti portano il pranzo in quei contenitori di plastica, e anche quando ordino a domicilio (quasi sempre), scelgo chi mi porta anche gli spaghetti in un contenitore di plastica, e ordino anche le forchette di plastica, e bevo da bottiglie di plastica. Lo so, non dovrei dirlo, e qui lo dico e qui lo nego e qui lo scrivo. Anzi, a volte penso: mi mangerei anche la plastica, per assurdo. Per assurdo? Mica tanto. Adesso esistono gli µBites, i biscotti alla plastica, più o meno.

Un gruppo della Southern Illinois University, nell’ambito di un progetto promosso dalla NASA, sta riciclando la plastica per renderla commestibile. Il principio base è che il PET delle bottiglie contiene molto carbonio. In sostanza invece di ricostruire chimicamente quel carbonio, lo si fa metabolizzare a microrganismi programmati, i quali lo trasformano in molecole alimentari. Come sintetizza il responsabile Lahiru Jayakody: plastica e cibo hanno in comune il carbonio (alla base della chimica organica c’è appunto il carbonio). A quel punto PET, scarti del mais e altra biomassa vengono sottoposti a oxidative hydrothermal dissolution: acqua e ossigeno a alta temperatura e pressione spezzano il materiale in composti abbastanza piccoli da poter essere utilizzati dai microbi (quindi: non c’è plastica triturata nel biscotto). Lieviti geneticamente programmati (compreso il comune lievito da panificazione) li riconvertono in proteine, grassi, acidi e aromi. Il processo nel dettaglio è molto complicato ma chissenefrega, se siete dei chimici andatevelo a cercare sul sito dell’università.

Piuttosto, perché stanno sviluppando questi µBites? Per riciclare materiali in future missioni su Marte. Ancora Marte? Ma chi se ne frega di Marte, dico, un pianeta invivibile, senza aria respirabile, cancerogeno, radioattivo, chi ci vuole andare a parte

Elon Musk? Usiamoli piuttosto per riciclare qui la plastica e possiamo perfino ripristinare le buste della spesa che non ti si biodegradano in mano. I ricercatori dicono: Houston, abbiamo un problema, l’odore è buono, il prodotto sembra eccellente, solo che non abbiamo ancora l’autorizzazione per assaggiare questa versione, per questioni di sicurezza. Mi candido io, per il bene dell’umanità: così non rompete più le scatole di plastica a nessuno. Mandatemene una confezione. In una bellissima scatola di plastica, mi raccomando.

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