La riforma punta soprattutto a contrastare il cosiddetto “visa hopping”, cioè il passaggio continuo da un visto all’altro che permette ad alcuni immigrati temporanei di rimanere in Australia per anni senza però avere i requisiti per ottenere una residenza permanente. A spiegare la linea del governo è stato il viceministro per l’Istruzione internazionale Julian Hill, secondo cui negli ultimi anni è cresciuto il numero di persone che continuano a spostarsi tra diverse categorie di visto pur sapendo di non poter accedere ai normali canali dell’immigrazione qualificata.
“Uno dei maggiori problemi è stato l’aumento del numero degli immigrati temporanei”, ha spiegato Hill, parlando di persone che possono aver trascorso gran parte della propria vita adulta in Australia, magari con figli diventati nel frattempo cittadini australiani, senza però riuscire a ottenere uno status permanente.
Il governo vuole quindi rendere più difficile utilizzare un nuovo percorso di studi semplicemente per guadagnare altro tempo. Gli studenti internazionali dovranno restare più a lungo nel corso scelto inizialmente prima di poter chiedere un trasferimento e, con il nuovo sistema, chi vorrà cambiare istituto dovrà ottenere un nuovo visto prima di iniziare il percorso successivo.
La stretta riguarda anche i familiari. In molti casi gli studenti e i laureati internazionali non potranno più aggiungere successivamente al proprio visto partner o figli, salvo alcune eccezioni previste per categorie particolari. Parallelamente Canberra vuole rafforzare i controlli anche su chi opera intorno al sistema dell’immigrazione. Nel mirino ci sono agenti, consulenti, avvocati e altri intermediari accusati di aiutare i richiedenti ad aggirare le regole o di presentare domande costruite soltanto per prolungare la permanenza nel Paese.
Dietro le nuove norme c’è un obiettivo più ampio: ridurre l’immigrazione netta, scesa rispetto ai picchi degli ultimi anni ma ancora considerata troppo elevata dal governo. L’esecutivo punta a portarla progressivamente verso quota 225mila persone entro il 2028. Gli studenti internazionali rappresentano una parte importante di questo flusso. Nell’ultimo anno finanziario sono stati circa 688mila quelli che hanno studiato in Australia, secondo i dati del dipartimento dell’Istruzione, con un calo del 7 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
Il tema resta però delicato. Le università australiane dipendono infatti in misura significativa dalle rette pagate dagli studenti stranieri e il settore teme che continui cambiamenti delle regole possano rendere il Paese meno attrattivo rispetto ad altre destinazioni. Canberra prova così a tenere insieme due esigenze: continuare ad attirare studenti dall’estero, fondamentali per il sistema universitario e per l’economia, ma evitare che il visto di studio diventi una strada indiretta per rimanere in Australia a tempo indefinito.
