Miriam Toews, lo humour che salva la vita

Quando Un complicato atto d'amore di Miriam Toews venne pubblicato da Adelphi, dieci anni fa, si assistette a un passaparola inarrestabile. Il romanzo, già bestseller in Canada, dava voce alla sedicenne Nomi Nickel e alla quotidianità di East Village, presso la «sottosetta più sfigata del mondo»: l'austera comunità dei mennoniti, molto simile ai più noti Amish. L'autrice - canadese, mennonita, attrice, oggi pluripremiata in Canada e Usa - divenne un culto e il suo libro un manifesto.

Il suo ritorno in libreria con I miei piccoli dispiaceri (Marcos y Marcos, pagg. 366, euro 18, trad. di M. Balmelli) segna la quinta tappa del suo percorso italiano (dopo Un tipo a posto , Mi chiamo Irma Voth , In fuga con la zia , tutti Marcos y Marcos), con la storia di due sorelle, Elf e Yoli. Una, pianista geniale e bellissima, che si taglia le vene dei polsi e per sicurezza tracanna candeggina. L'altra, squinternata e incosciente, in amore e nel lavoro, alla quale spetta il compito di salvarle la vita e ricucirle l'anima. Entrambe mennonite. Il risultato è il diario irresistibile di come si ritrova la speranza, scavando sotto le macerie dei costanti crolli umani.

Ora Toews arriva in Italia, a Capri, e inaugura la decima edizione de «Le Conversazioni» (oggi, ore 19 in piazzetta Tragara), il festival internazionale ideato da Antonio Monda e Davide Azzolini, quest'anno dedicato al tema «Rivoluzione». Niente di più adatto di questo romanzo, in cui da dettagli ordinari partono tragedie che rivoluzionano la vita dei protagonisti, finché il ritorno al dettaglio, magari con ironia, sembra l'unico rifugio possibile: «La vita quotidiana - ci spiega la scrittrice - è colma di tragedie. Sperimentiamo la perdita di continuo. Ma è anche così divertente: lo humour decifra l'esperienza umana. I miei piccoli dispiaceri è un romanzo autobiografico, legato agli eventi che hanno preceduto il suicidio di mia sorella. La questione centrale è: come possiamo amare qualcuno che desidera la morte?». Il titolo del libro viene da un'ode di Coleridge in cui il poeta parla di sua sorella, depositaria dei suoi «piccoli dispiaceri». «La letteratura - dice Toews - è il luogo dove trovare consolazione. Scrivendo del suicidio di mia sorella e di mio padre ho aperto una conversazione sulle esperienze umane in un abbraccio invisibile con gli altri».

Ma la sua vera rivoluzione Toews l'ha fatta ridimensionando le origini mennonite fatte di regole, punizioni, senso di colpa, vergogna. Niente ballo, alcol, musica, sesso fuori del matrimonio, divorzio: «E la pratica dello shunning , per cui i peccatori sono banditi dalla famiglia e dalla comunità, per un mese o un anno, a seconda dell'entità del peccato. Non era il mio genere. Ma comprendo il fascino e il conforto della fede, che è complicata e in un certo senso separata dalla religione. Quanto al fondamentalismo è una forma di totalitarismo che non tiene conto della realtà dell'uomo. Si concentra sulla vita dopo la morte, chi andrà all'inferno, chi in paradiso, secondo ragioni soggette ai capricci di un regime».

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