Leggi il settimanale

La democrazia antica? Molto dura e poco woke

Da Aristofane ad Aristotele passando per i tragici: ecco l'Atene che votava, litigava e schiavizzava

La democrazia antica? Molto dura e poco woke

Alle radici della democrazia. Per capire da dove tutto è cominciato, capirlo attingendo direttamente alle fonti antiche. È questo il percorso che consente al lettore Democrazia. La nascita, il consolidamento, i consensi (Fondazione Lorenzo Valla/Mondadori, pagg. 392, euro 60), raccolta di testi antichi curata da Donato Loscalzo, grecista dell'università di Perugia e di cui adesso arriva il secondo volume. Ovviamente la democrazia degli antichi non è uguale alla democrazia dei moderni - come ben ha spiegato un classico sul tema scritto da Moses Israel Finley - però questo viaggio nell'Atene del quinto secolo aiuta a mettere i puntini sulle i su molti concetti, almeno su come li intendevano gli ateniesi del V secolo.

Qualche esempio. I diritti ad Atene non erano un gioco e non si regalavano. Per votare e certificare la cittadinanza era meglio avere le carte in regola. Spiega Aristotele nella Costituzione degli ateniesi che per partecipare alle istituzioni politiche bisognava avere tutti e due i genitori ateniesi, avere l'età prescritta, diciotto anni, e prestare giuramento. Il tutto sotto rigido controllo dei demoti. Se si veniva respinti si poteva ricorrere al tribunale. Ma attenzione, a quel punto o si veniva dichiarati cittadini oppure si veniva venduti come schiavi. Un bel rischio perché la cittadinanza non era per tutti e non a tutti i costi. Quanto agli stranieri basta qualche verso di Euripide (480 - 406 a.C.) per chiarire la postura delle democrazie antiche: "Occorre che uno straniero si adegui alla città,/ e non lodo chi vive in città da arrogante/ ed è ostile ai cittadini per ignoranza".

Anche perché tra i cittadini si praticava un certo livellamento sociale e moltissime cariche erano pagate e spesso distribuite a sorteggio. Ergo il cittadino doveva avere tempo e competenza per potersene occupare. Serviva una cittadinanza qualificata. Di nuovo Aristotele nella Politica: "Tutte le cariche sono appannaggio di tutti, tutti a turno comandano su ciascuno e ciascuno a turno su tutti, le cariche sono a sorteggio, o tutte, o almeno quante non richiedono esperienza e competenza; le cariche non sono attribuite secondo il censo oppure al limite secondo una sua riduzione al minimo... tutti, fra tutti quanti, esercitano la funzione di giurati... l'assemblea ha potere decisionale su tutto o almeno sulle faccende più rilevanti, nessuna istituzione ha potere assoluto se non su pochissime questioni... C'è una retribuzione per tutti gli uffici: assemblea, tribunali, il Consiglio e l'assemblea principale".

Insomma la democrazia era già allora un'istituzione costosa. Come se la poteva permettere Atene? Secondo molti storici spennando per bene le città sue alleate. Infatti molte finirono per ribellarsi. Il resto si manteneva su un'economia schiavile. L'opposto della grande libertà dei cittadini, un sistema che a noi moderni proprio per questo appare paradossale (anche per il ruolo tutto interno alla casa riservato alle donne, etère escluse). Tutto questo richiedeva anche - sempre restando tra i cittadini - la possibilità di dire la propria senza troppi peli sulla lingua. Il tutto attraverso due parole: isegoria (l'opportunità di tutti i cittadini di parlare in pubbliche assemblee) e parrhesia (la libertà di parola). Le città greche erano molto poco woke da questo punto di vista. E qui di nuovo Euripide: "Cosa buona è la vera e inflessibile libertà di parola". O Sofocle: "Libera infatti è la lingua dei liberi". Il risultato ovviamente è che si finiva spesso a parlare di diffamazione. Magari anche a mezzo commedia pubblicamente pagata. Sono i rischi della libertà su cui Aristofane scherza sempre...

Anche così non era comunque facile convogliare tutti i cittadini verso il loro dovere... La democrazia soffriva di assenteismo e ritardi cronici. Per contenerli, gli ateniesi si affidavano anche ad un corpo di polizia di arcieri sciti (non era una bella cosa, tra cittadini, mettersi le mani addosso a vicenda). Quando le persone ritardavano l'assemblea (ecclesia) per andarsene in piazza a chiacchierare gli arcieri si presentavano con una corda intinta in un colorante rosso. La tendevano tra i due lati della piazza e poi partivano di corsa. Chi non rientrava abbastanza in fretta all'assemblea e veniva tinto di rosso doveva pagare una multa... Divieto di sosta democratica, con questo sistema quanti dei nostri parlamentari sarebbero sempre color aragosta? C'erano poi delle istituzioni, molto serie e venerate, che dentro Atene cambiarono funzione con il tempo e di cui le fonti danno una descrizione precisa. Tra queste l'Areopago, uno dei tribunali più antichi, che nella polis divenne una sorta di simbolo eterno di giustizia. Perché la giustizia era la base della democrazia. In cosa annegò infatti Atene oltre che nel feroce conflitto con Sparta? La cattiva gestione dei tribunali. Gli ateniesi del resto erano molto litigiosi. In taluni casi i tribunali erano così sovraffollati che per risolvere a chi dovesse essere affidata una causa si arrivava a tirare ai dadi il giudice di competenza...

In ogni caso, i giudici davano la colpa alle leggi mal fatte dai politici e viceversa. Così Plutarco su Solone (638 - 558 a.C.) il grande legislatore ateniese considerato il rifondatore della città: "Si dice che abbia scritto le leggi in maniera non chiara e con molti appigli per accrescere il potere dei tribunali. Infatti, non potendo essere risolte dalle leggi le cause intorno alle quali dibattevano, succedeva sempre che si dovesse fare ricorso ai giurati e si dovesse condurre ogni questione davanti a loro, che erano in qualche modo padroni delle leggi". Un tema che non sembra essere cambiato molto a 2500 anni di distanza.

E cosa ci dice Aristotele su questo? Beh che quando la democrazia non garantisce abbastanza sicurezza, alla fine alla gente può star bene di tornare anche alla tirannide. Un grosso sbaglio ma che un ateniese poteva anche capire, se non giustificare.

Commenti
Pubblica un commento
Non sono consentiti commenti che contengano termini violenti, discriminatori o che contravvengano alle elementari regole di netiquette. Qui le norme di comportamento per esteso.
Accedi
ilGiornale.it Logo Ricarica