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Dieta e alimentazione

Tumore alla prostata: i cibi ultra processati aumentano il rischio del 30%

Un nuovo studio condotto su 17 mila uomini statunitensi ha evidenziato che il consumo di alimenti ultra processati mette a rischio la salute della prostata

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Un numero crescente di indagini ha confermato il nesso tra il consumo di cibi ultra processati e varie problematiche di salute. La scienza ritiene che questi alimenti possano contribuire allo sviluppo del cancro, alle alterazioni del metabolismo, al cambiamento del microbiota intestinale, all’aumento dell’infiammazione e dello stress ossidativo.

Ora i ricercatori del Charles E. Schimdt College of Medicine della Florida Atlantic University, guidati dal professor Charles H. Hennekens, hanno scoperto che gli uomini che mangiano grandi quantità di cibi ultra processati hanno un rischio del 30% di sviluppare il tumore alla prostata. Lo studio è stato pubblicato su The American Journal of Medicine.

I cibi ultra processati: perché fanno male

I cibi ultra processati sono alimenti industriali poveri di nutrienti ma ricchi di zuccheri, sale grassi, conservanti, coloranti e additivi. Essi subiscono complessi processi di trasformazione che ne modificano struttura, sapore e conservabilità. Rientrano in questa categoria:

  • I prodotti da forno industriali, ad esempio biscotti e merendine
  • Gli snack confezionati e le patatine
  • I piatti pronti surgelati
  • La carne lavorata come wurstel, salumi, salsicce
  • Le bibite zuccherate.

Il loro consumo regolare è associato a numerosi disturbi. L’elevato contenuto di zuccheri sale e grassi favorisce ipertensione, diabete e dislipidemia. Gli additivi e i conservanti stimolano processi infiammatori e alterano il microbiota intestinale. Infine l’alta densità calorica spiana la strada all’obesità.

I cibi ultra processati e il tumore alla prostata

Il tumore alla prostata è una grave emergenza sanitaria in tutto il mondo. L’American Cancer Society stima che a più di 333.000 mila individui la malattia sarà diagnosticata nel 2026 e che più di 36.000 moriranno a causa della stessa.

Per stabilire la relazione tra il cancro prostatico e gli alimenti ultra processati il team ha analizzato due piani alimentari di 24 ore di ciascun partecipante (17.024 uomini statunitensi di età pari o superiore a 18 anni) e ha calcolato la quota di calorie giornaliere proveniente da cibi ultra processati.

Questi ultimi sono stati classificati utilizzando il sistema NOVA. Successivamente i partecipanti sono stati divisi in quattro gruppi che vanno da quelli che hanno ottenuto meno del 20% delle calorie dagli alimenti ultra processati a quelli che ne hanno ricavato più del 44%.

I risultati dello studio

Rispetto ai soggetti del gruppo con il consumo più basso di cibi ultra processati, coloro che appartenevano ai tre gruppi con un apporto più elevato avevano un rischio maggiore del 29% di sviluppare il tumore alla prostata. La probabilità saliva a oltre il 30% nei due gruppi con il consumo più consistente.

L’associazione è rimasta statisticamente significativa (variabilità dal 24% al 31%) anche quando gli scienziati hanno aggiornato e rivalutato alcuni fattori di rischio, tra cui età, razza, fumo di sigaretta e condizione socioeconomica.

Prospettive future

Servono ora ulteriori approfondimenti. A tal proposito Hennekens ha affermato: «I nostri risultati supportano le numerose evidenze secondo cui gli alimenti ultra processati hanno importanti effetti negativi sulla salute e sottolineano la necessità di studi osservazionali su larga scala e analisi randomizzate per testare adeguatamente le nostre conclusioni».

Il co autore della ricerca, il professor Timothy De Ver Dye ha concluso: «Ridurre il consumo di cibi ultra processati è complesso. Gli operatori sanitari dovrebbero sapere che molti pazienti non possono permettersi opzioni alimentari più sane. Si devono, dunque, fare più sforzi da un punto di vista sociale ed economico».

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