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Difesa

70% dei carri armati persi in 72 ore: l’esito shock dell’esercitazione Usa

Durante un’esercitazione tenutasi in Germania la scorsa primavera, una brigata corazzata Usa ha perso nei primi 3 giorni il 70% delle sue forze ad opera di droni comandati dagli ucraini

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Durante un’esercitazione dell’U.S. Army in Germania, in cui operatori di droni ucraini hanno impersonato la parte del nemico, una brigata corazzata statunitense ha subito il 70% di perdite nei primi tre giorni di combattimenti simulati.

Questi dati ci sono giunti recentemente da un articolo pubblicato su Military Review, la rivista professionale dell’esercito USA, a firma del colonnello Michael Ziegelhofer, comandante della terza brigata corazzata della prima divisione di cavalleria. L’articolo precisa che l’esercitazione, denominata “Combined Resolve 26-07”, si è svolta presso l’area addestrativa di Hohenfels, in Baviera a primavera di quest’anno.

Durante l’esercitazione, la brigata corazzata USA si è trovata a dover affrontare una forza avversaria rinforzata da un distaccamento del 412esimo reggimento delle forze per i sistemi senza pilota (Unmanned Systems Forces) ucraino, un’unità denominata “Nemesis”.

Come hanno agito i droni ucraini

I droni manovrati dagli ucraini hanno colpito direttamente le truppe della brigata dell’U.S. Army o hanno fornito indicazioni all’artiglieria, che ha poi bersagliato le unità statunitensi. Nell’arco dei circa 10 giorni di esercitazione, la forza avversaria ha ingaggiato il combattimento facendo ricorso ai droni in oltre 750 occasioni.

Un comandante di compagnia della brigata, Allan Watson, ha riportato che i droni ucraini si trovavano già in volo sopra il suo reparto mentre attraversava l’unico cancello d’accesso all’area di addestramento. “Ci hanno mostrato come far volare efficacemente droni economici a distanze incredibili. Hanno dato una lezione magistrale sulla gestione e la velocità della kill chain dal sensore al tiratore, utilizzando tattiche, tecniche e tecnologie che ora possiamo impiegare nelle nostre formazioni”, ha scritto Watson.

Se è vero che la brigata ha subito il 70% delle perdite nei primi tre giorni di esercitazione, è anche vero che a partire dal giorno successivo queste si sono ridotte al 30%, e non perché gli operatori ucraini avessero allentato la pressione.

Come si è adattata la brigata Usa

Il colonnello comandante scrive infatti che la sua unità ha rapidamente cambiato modo di approcciarsi al combattimento. Gran parte di questo cambiamento è dipeso dall’applicazione delle tecniche militari di base. I sistemi di contrasto ai droni e di guerra elettronica in dotazione alla brigata erano in grado di disturbare i segnali di controllo dei velivoli, creando “bolle” protettive con un raggio fino a 2 chilometri; tuttavia, tali sistemi hanno richiesto l’installazione in postazioni fisse e dovevano essere spostati in avanti a scaglioni, lasciando le unità esposte durante gli spostamenti. Inoltre, i sistemi si sono rivelati meno efficaci contro i droni a fibra ottica: essendo guidati tramite un sottile cavo, questi dispositivi non possono essere neutralizzati tramite il disturbo dei segnali radio.

Per evitare di essere colpiti dall’artiglieria, oltre metà della formazione ha dovuto fare affidamento su tecniche di copertura, occultamento, dispersione, utilizzo di percorsi secondari e rapide manovre tattiche. Secondo gli autori, circa il 60% delle operazioni di contrasto ai droni, a livello di brigata, si basa proprio su queste competenze tattiche sul campo e sull’addestramento specifico. Sostanzialmente, le pesanti perdite simulate subite durante i primi giorni hanno costretto i soldati ad applicare ciò che avevano imparato.

Le tecniche adottate hanno dimostrato come sia necessario ridurre al minimo la firma elettromagnetica di un reparto terrestre: gli equipaggi dei carri hanno infatti disattivato il Blue Force Tracker (terminologia militare statunitense che indica una funzionalità basata sul GPS che fornisce ai comandanti e alle forze militari informazioni sulla posizione delle forze amiche), hanno interrotto l’uso delle radio e persino i collegamenti satellitari Starshield, in modo da ridurre la loro traccia elettronica. Inoltre, è stato riferito che il rifornimento della brigata ha richiesto il doppio del tempo previsto perché il nemico dava la caccia alle sue linee di rifornimento.

Le criticità emerse dall’uso intensivo dei droni…

Anche il reparto dell’U.S. Army ha utilizzato droni durante l’esercitazione, e ne è emersa una criticità che è stata risolta in breve tempo. La brigata, infatti, per la fase offensiva, ha schierato il terzo battaglione del 504esimo reggimento di fanteria paracadutisti, un reparto di droni sperimentale, che ha impiegato più di 700 droni, dal livello di plotone a quello di brigata. I droni sono stati anche usati per estendere il raggio d’azione dei sensori: quasi tutti gli Uav (Unammned Air Vehicle) potevano volare per 25-40 chilometri, abbastanza per coprire l’intera area di addestramento estesa circa 14 per 27 chilometri.

Questa abbondanza di sensori inizialmente ha sovraccaricato il quartier generale della brigata. Gli strumenti di pianificazione della raccolta dati, progettati per un numero limitato di sensori, si sono guastati, la sala operativa ha faticato a gestire l’enorme flusso di dati e il sistema di gestione dello spazio aereo, che apriva e chiudeva blocchi individuali per ogni drone, non riusciva a tenere il passo. Lo staff non ha mai avuto un quadro completo del numero di droni in volo.

…e come sono state risolte

La brigata ancora una volta ha dimostrato capacità di adattamento assegnando priorità chiare alle unità di droni e lasciando che operassero secondo le direttive del comandante, anziché impartire ordini a ciascun velivolo. Ha spostato la linea di fuoco coordinata in avanti rispetto al reparto di cavalleria, in modo che droni e artiglieria potessero colpire qualsiasi cosa oltre tale linea senza necessità di ulteriori autorizzazioni, ha colpito prioritariamente le stazioni di controllo a terra dei droni nemici e ha trattenuto parte delle munizioni destinate ai droni per il momento decisivo. La maggior parte dei velivoli, con e senza equipaggio, erano separati per altitudine, con stretti corridoi riservati agli elicotteri d’attacco e ai voli di evacuazione medica.

In ultima analisi, nonostante lo shock iniziale, con perdite del 70%, l’unità corazzata statunitense ha dimostrato rapide capacità di adattamento allo scenario bellico, evidenziando anche notevoli capacità di improvvisazione nella gestione sia della minaccia, sia delle criticità emerse da un ambiente in cui le operazioni aeree affidate ai droni sono persistenti e pervasive.

L’esperienza accumulata dagli ucraini nel conflitto con la Russia è preziosa, ed è altrettanto prezioso l’esito finale di questa esercitazione al fine del più idoneo coordinamento tra reparti terrestri, aerei e che utilizzano droni.

La riflessione che facciamo, in chiusura, è che quanto emerso è la modalità di combattimento odierna, dei conflitti simmetrici – o semi-simmetrici – che stiamo osservando, ma questa esperienza deve essere posta in prospettiva futura sulla scorta delle nuove tecnologie emergenti.

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